Torture e omicidi efferati di donne e bambine perché sospettate di essere streghe. Non parliamo di un fenomeno relegato ai libri di storia, ma di quanto accade ancora oggi in un villaggio dello stato-arcipelago di Papua Nuova Guinea, nel Pacifico, dove lunedì scorso sei persone sono state massacrate da una folla inferocita. Due delle vittime erano bambine di neppure cinque anni. E non è stato un caso isolato, perché negli ultimi tempi a Papua si stanno moltiplicando casi simili. Lo Stato ha addirittura reintrodotto la pena di morte per questi reati. Ma senza grandi risultati.

Questa settimana la polizia ha arrestato 180 persone. Più di 20 persone sono rimaste ferite e diverse case incendiate. Secondo media locali citati dalla radio nazionale australiana Abc, diverse centinaia di uomini del villaggio di Raicoast, nella provincia di Madang, erano discesi nel vicino villaggio di Sasiko alla caccia di persone ritenute streghe e la loro furia si è scatenata per tutta la giornata di lunedì.

Vi sono credenze diffuse nella stregoneria nell’arcipelago, specie nelle regioni più remote, dove molti non accettano cause naturali per sfortuna, malattie, incidenti o morte. “La crescente frequenza di attacchi e di uccisioni di persone accusate di stregoneria” è stata condannata di recente dallo speciale relatore dell’Onu sulla violenza contro le donne, secondo cui la stregoneria è spesso usata come pretesto per mascherare gli abusi contro le donne. In seguito a violenti attacchi in cui donne accusate di stregoneria sono state torturate e bruciate vive, lo scorso anno il parlamento di Port Moresby ha ripristinato la pena di morte per crimini violenti e ha abrogato una legge del 1971 che offriva forti attenuanti per tali crimini, se l’accusato agiva per fermare atti di stregoneria.

Secondo Amnesty International, tuttavia, le riforme non hanno ridotto la violenza legata alla stregoneria e il governo deve introdurre misure urgenti per proteggere le donne a rischio, come istituire dei rifugi e fornire fondi di emergenza per aiutarle a mettersi in salvo. In uno dei tanti episodi di violenza contro donne bollate come “streghe” e accusate di aver provocato morti e altre sventure, lo scorso anno due donne anziane sono state torturate per tre giorni e poi decapitate nell’isola orientale di Bougainville, dopo essere state catturate da familiari di un maestro di scuola morto da poco.

In un altro episodio, esattamente un anno fa, sei donne accusate di praticare la stregoneria sono state torturate con ferri roventi durante un “sacrificio di Pasqua” nella provincia degli altipiani meridionali. Poche settimane prima una giovane madre, anch’essa accusata di stregoneria e della morte di un bambino di 6 anni, era stata bruciata viva negli altipiani occidentali, dopo essere stata denudata, legata e torturata con un ferro da marchio. Il tutto davanti a una folla di curiosi, alcuni dei quali fotografavano la scena con i telefoni cellulari.