Le nomine del premier Matteo Renzi accontentano tutti. Tranne il Partito Democratico. O almeno una parte di esso. Al punto che Officine democratiche, associazione fiorentina vicina al Pd presieduta da Guido Ferradini, autore del Jobs Act e sostenitore della primissima ora del premier, ha deciso di lanciare l’operazione nomine trasparenti. Si tratta di una proposta di legge, preparata assieme all’Associazione pubblici cittadini e al Movimento dei consumatori, che prevede l’introduzione di un meccanismo di audizioni pubbliche per tutti coloro che puntino a ricoprire incarichi dirigenziali in enti, autorità di controllo o società pubbliche. In pratica, il candidato dovrà presentare le proprie competenze professionali davanti ad una commissione costituita ad hoc (ma a titolo gratuito), che pubblicherà un verbale della seduta rigorosamente a porte aperte. Non solo: il testo prevede che i potenziali candidati siano obbligati a pubblicare il curriculum e un’autodichiarazione sullo status penale.

Nuove regole, insomma, che permetteranno di incrementare la trasparenza nella prassi delle nomine pubbliche ed effettuare “selezioni effettivamente basate sul merito e la competenza”, come spiega una nota congiunta delle tre associazioni. Il progetto è decisamente ambizioso. E, per ammissione degli stessi promotori, richiederà del tempo. Tuttavia sin da subito le tre associazioni propongono una campagna “nomine trasparenti”, che è un invito alle istituzioni e alle aziende pubbliche ad adottare spontaneamente la buona pratica delle audizioni pubbliche, prima ancora dell’eventuale varo della legge. “Confidiamo nella volontà di Governo e Parlamento di sostenere il merito e la trasparenza come elementi fondamentali per restituire fiducia nelle Istituzioni e nella Politica. L’accoglimento della presente proposta sarà un’indicativa espressione dell’attuazione di tale volontà”, prosegue la nota. Naturalmente, anche con nuove regole, la responsabilità della scelta finale del candidato resterà sempre in capo al comitato dell’ente o della società pubblica.

Esattamente come quella delle nomine del ministero dell’Economia “è e resta tutta del Governo”, come ha spiegato l’ex giudice costituzionale Cesare Mirabelli, presidente della Commissione nomine incaricata “di verificare la correttezza della procedura e valutare l’esistenza o meno di incompatibilità” interloquendo con “le società di consulenza con qualche rettifica di tiro”. Mirabelli non si sbilancia a valutare il nuovo meccanismo, ma si lascia sfuggire che il rapporto tra governo, comitato e società di consulenza “funziona con tutti i limiti di una cosa nuova”. Quindi certamente migliorabile.