Wu Ming, Valerio Mastandrea, Sabina Guzzanti, Vauro Senesi insieme alla presidente di Emergency Cecilia Strada e altri. Tutti insieme hanno firmato un appello a favore dei quattro anarchici arrestati per “attentato con finalità terroristiche” e contro i magistrati della procura di Torino: “Qualcuno ha deciso di schiacciare la resistenza valsusina sotto un tallone di ferro”. In un altro appello lo scrittore Erri De Luca (nei confronti del quale i pm torinesi hanno chiesto il processo per istigazione a delinquere) afferma che “una repressione su scala di massa è in corso a opera di un reparto della Procura di Torino che si occupa esclusivamente di reprimere la resistenza della Val Di Susa”.

Due documenti pubblicati sul sito notav.info gli intellettuali annunciano la partecipazione alla manifestazione del 10 maggio, vicino al Palazzo di giustizia di Torino, in solidarietà con i quattro anarchici arrestati il 9 dicembre scorso per aver partecipato al raid contro il cantiere della Torino-Lione la notte del 13 maggio 2013. “Sono accusati di aver partecipato a una iniziativa durante la quale venne danneggiato un compressore – scrivono i firmatari – cioè un oggetto inanimato. Una cosa, fatta di metallo e fili”. Minimizza pure De Luca: “Sono imprigionati con incriminazioni alla Bin Laden per un danneggiamento”. Stando alla ricostruzione degli investigatori, al contrario, quella notte tre gruppi coordinati attaccarono il cantiere con bengala e molotov, danneggiarono un compressore e misero in pericolo la vita di 14 operai che stavano lavorando obbligandoli a ripararsi all’interno del cunicolo.

I quattro – Claudio Alberto, Nicolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi – sono ancora detenuti in regime di alta sicurezza nelle carceri di Alessandria, Ferrara e Roma e aspettano l’inizio del processo il prossimo 22 maggio: “Vengono spacciati per terroristi e, a poco più di vent’anni d’età, si trovano a rischiarne trenta di prigione”, scrivono. Poi entrano in polemica con le accuse formulate dalla procura torinese. Codice penale alla mano i firmatari ricordano che “sono considerate con finalità di terrorismo le condotte compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto”: “Dato che il movimento No Tav vuole impedire il colossale sperpero del TAV Torino-Lione, ogni iniziativa in tal senso può essere ricondotta a ‘finalità di terrorismo’”, sostengono.

Definiscono quest’operazione “la punta più avanzata di una strategia che la Procura di Torino ha avviato da tempo”, una strategia che vede “attivisti accusati di stalking, ambientalisti accusati di procurato allarme, ragazzi accusati di sequestro di persona, sindaci condannati a pagare cifre astronomiche, mesi di galera per la rottura di un sigillo, processi tenuti in aule-bunker…”. Secondo loro la “repressione giudiziaria e poliziesca” usata per “affrontare un problema politico e tecnico” provocherà “conseguenze devastanti” sia per il vivere civile, sia per i quattro detenuti.

Dalla politica arriva una replica ed è quella del senatore Pd Stefano Esposito secondo il quale l’appello “assomiglia molto ad un incitamento all’odio”. Esposito è preoccupato “perché vengono indicati dei responsabili: i due pm e il gip della Procura di Torino che seguono il procedimento” e ciò farebbe di loro dei bersagli “non solo di parole, come recenti fatti hanno purtroppo dimostrato”, dice in riferimento al pestaggio dell’autista del pm Rinaudo.