Afare l’elenco sembra l’appello nel cortile di Sing-sing. Berlusconi Silvio, ovviamente, Dell’Utri Marcello (se fosse una serie tv sarebbe “il libanese”). E poi il vecchio Previti, anche se nessuno ne parla più. E poi i pesci piccoli: Tarantini, Lavitola eccetera (reparto ragazze & dossier).

E poi altri simpatici figuri tipo Verdini Denis (reparto banche & riforme). E poi l’elenco è praticamente infinito e questa rubrichetta è lunga così, mentre invece il registro di Sing-sing è in più volumi, e tocca fermarsi qui. Voi aggiungete a piacere. Dunque il partito che ha governato l’Italia per anni e anni ha attualmente il capo condannato e destinato in prova ai servizi sociali, un fondatore fuggiasco, un altro fondatore sparito dai radar ma potentissimo per qualche tempo (voleva fare il ministro della Giustizia), e decine di collaboratori nei guai con la giustizia, compresa una tizia che viaggiava sull’aereo del presidente del Consiglio e dopo qualche anno andava in giro per il mondo con 24 chili di coca nel beauty (cipria, ma tanta). Inutile star qui a fare l’elenco. Ora che li hanno presi quasi tutti e che i sondaggi ci danno una Forza Italia che si ritira come i ghiacciai con l’effetto serra, il problema si risolverà da sé, per estinzione.   

Chi resta invece in servizio effettivo e permanente, ben saldi ai posti di comando, sono i famosi terzisti. Ricordate? Quei simpatici saltimbanchi del commento puntuto e del ditino alzato che per anni si sono barcamenati nel refrain dolce “Né col berlusconismo né con l’antiberlusconismo”. Quelli che prima “lasciamolo lavorare”, che poi “non è brutto come lo si dipinge” , e che alla fine “bisogna batterlo politicamente e non con le procure”.   

Insomma, quelli lì, sempre in mezzo al guado, sempre a metà strada, sempre prudentemente equidistanti tra i delinquenti e gli onesti, tra la banda di Silvio e chi ne denunciava le malefatte, sospesi come su un filo tra furbizia e favoreggiamento. Gente che faceva lezioncine e ammoniva, che tirava in ballo l’odio di classe e misteriose questioni antropologiche. Oggi, a chiusura di quel divertente (e costoso, però!) ciclo che fu l’epopea Berlusconi si può dirglielo: amici terzisti, le cose erano molto più semplici! C’era al potere una banda di lestofanti e voi, pur sapendolo, tifavate per loro per convenienza. Facile facile. Ora naturalmente del terzismo italiano degli anni 90-2000 non c’è più traccia. Restano i terzisti, in cerca di nuova occupazione, che non faticheranno a trovare, e ci faranno nuove lezioncine di ispida saggezza. Qualcuno si è arruolato nel potere nuovo nuovo, alcuni sono passati ad altro fischiettando come il palo che si allontana quando arriva la volante. Qualcuno esagera con lo zelo e si spinge a criticare il berlusconismo morente, con il coraggio di chi gonfia il petto e mostra i muscoli al safari, ma solo quando il leone è morto stecchito, e lui non ha sparato un colpo. Di norma è tutta gente che in quegli anni furibondi ha coltivato la propria carriera, accresciuto il proprio potere e raffinato l’arte di non dispiacere a chi comandava. Ma rimane, sottotraccia, qualche prudenza. Non si sa mai. E se il leone si sveglia? Se era solo tramortito? Dopotutto, non sta facendo le riforme insieme allo scintillante funambolico nuovo che avanza? Amici terzisti, coraggio, è questione di tempo. Pochi mesi, forse settimane.

Poi sarete liberi, finalmente, e avrete vinto la vostra battaglia. Potrete dire, come tanti piccoli Flaubert: “Ebbene sì, il berlusconismo c’est moi!”

il Fatto Quotidiano, 16 Aprile 2014