…The finding is the first in the region to suggest a connection 

between the quakes and the actual extraction of oil and gas, 

as opposed to wastewater disposal. 

The Associated Press, 11 Aprile 2014

Coincidenza vuole che lo stesso giorno di pubblicazione dell’articolo di Science sulla possibile correlazione fra attività estrattiva e terremoti in Emilia Romagna, sia apparso un altro articolo relativo alla sismicità indotta da fracking in OhioQuesto articolo attribuisce la responsabilità di nuovi terremoti a Youngstown, Ohio alle operazioni di trivellazione per fracking.

E’ un articolo importante perché anche se era stato già accertato che alcuni pozzi di reinizione nella stessa zona fossero collegati ad attività sismica, qui per la prima volta si punta il dito sull’attività estrattiva vera e propria e sull’alta pressione del materiale chimico iniettato sottoterra per sfruttare i giacimenti di gas.

Siamo nella Utica Shale dove non si erano mai registrati terremoti prima e dove risulta plausibile che le attività estrattive abbiano recentemente “stuzzicato” una faglia sismica ignota causando cinque terremoti distinti.  Questo è stato confermato dal capo per gli affari petroliferi dell’Ohio, lo State Oil and Gas Chief, Rick Simmers.

E cosa decidono di fare in Ohio?  Per precauzione vengono varate nuove leggi secondo le quali tutti i nuovi siti petroliferi dell’Ohio nel raggio di tre miglia da una faglia sismica attiva o nota, dove sono stati registrati terremoti di intensità 2.0 Richter o superiore devono installare apparecchiatura per il monitoraggio sismico che sarà analizzato dalle autorità in tempo reale. Se si paventano correlazioni fra terremoti e trivelle, il sito verrà fermato per valutazioni, e si deciderà caso per caso se andare avanti o no.

Il direttore del Natural Resources Department dell’Ohio dice che “sebbene non possiamo essere sicuri al 100 per cento che le attività di trivellazione siano connesse ad eventi sismici, la precauzione ci impone di prendere queste nuove misure per proteggere la salute umana, la sicurezza e l’ambiente”.

Potrebbe essere questa una soluzione valida anche per l’Emilia Romagna? Installiamo monitoraggi un po’ dappertutto? Io non conosco la geografia e gli standard antisismici dell’Ohio, ma credo che installare macchinette per il monitoraggio sismico e al contempo trivellare come matti, sia una spada di Damocle sotto cui nessuno dovrebbe vivere.

Cosa facciamo quando si registrano terremoti? La mattina uno deve controllare il sismografo sotto casa mentre va a comprare il giornale? E se ci sono sciami sisimici che durano a lungo cosa faranno le persone che vivono li? Perché uno non può stare tranquillo a casa sua mentre Mr. Petrolio fa gli affari suoi? Gli esperimenti si fanno nei deserti, non nelle vite quotidiane dei cittadini. 

La differenza fra possibile sismicità indotta in Italia rispetto a quella di altri paesi è che a parte tutto il resto con cui il petrolio non ci azzecca – campi, paesaggio, bellezza, beni architettonici – in Italia abbiamo un territorio fragile, densamente abitato e dove le costruzioni non sono resistenti ai terremoti come magari potrebbero esserlo altrove – per storia o per mala edilizia.

In Emilia Romagna sono morti in 27:  credo che il ricordo della vita di quelle persone non si onori con monitoraggi di dubbia efficacia, ma che imponga qualcosa di più forte, di più definitivo e rispettoso di cosi tanto dolore. In Emilia Romagna, in Italia, a differenza che in Ohio, dobbiamo essere sicuri al 100 per cento e c’è un solo modo per farlo: basta buchi.

Il 15 Aprile alle 9:30 del mattino a Bologna i cittadini delle province di Modena, Ferrara e Reggio Emilia hanno chiesto a Vasco Errani, presidente della regione Emilia Romagna, e a Gian Carlo Muzzarelli, assessore delle attività produttive di rendere finalmente pubblico questo misterioso rapporto ICHESE sui legami petrolio-terremoti in regione.

I miei più vivi complimenti a Claudio Descalzi, nuovo amministratore delegato dell’ENI.