La trama sembra scritta sulla falsariga del capolavoro di Giuseppe Tornatore: “La migliore offerta”. Gli ingredienti sono simili. Ci sono un tesoro su cui mettere le mani, una coppia di ricchi anziani da raggirare e un giovane amico di famiglia che per quattro anni “cura” le sue vittime per portare a segno il colpo della vita: rubare un bottino da due milioni di euro fatto di gioielli, pietre preziose e orologi d’oro. Una truffa (quasi) magistrale, il cui epilogo – a differenza del film – è a lieto fine: il ladro viene smascherato e il tesoro – frutto di anni di lavoro e passione – riconsegnato ai legittimi proprietari.

Siamo a Milano, è il pomeriggio dell’8 marzo scorso. Una distinta signora di 75 anni sta rincasando dopo aver fatto visita al marito ricoverato all’ospedale Redaelli. Ma quando si trova davanti al portone dell’appartamento di via Vetere, zona Ticinese, fa una brutta scoperta: la prima delle due porte blindate è stata forzata, la casa è messa a soqquadro, il piccolo caveaux – ricavato da una stanza – è completamente ripulito. I 1.500 gioielli – messi da parte dal marito 79enne, ex orafo, nell’arco di una vita – sono spariti insieme a 30mila euro in contanti. La donna, disperata, si rivolge a una vigilessa che conosce da anni. Le indagini della Polizia locale del comando di zona 5, insieme ai colleghi del Sio (Servizio informativo operativo), si concentrano subito sull’ipotesi più semplice: alcuni topi d’appartamento si sono introdotti in casa e hanno ripulito il caveaux.

A poco a poco, però, la pista viene abbandonata. I sospetti si restringono sulle persone che frequentano gli anziani. Ci sono troppi tasselli che non combaciano: una delle porte blindate è stata aperta senza effrazione; alcuni giorni prima un mazzo di chiavi è sparito dall’appartamento. Chi è entrato sapeva dove si trovava il caveaux ed è andato a colpo sicuro. E poi c’è quel giovane 36enne dall’aria insospettabile che da quattro anni frequenta la coppia. Entra ed esce dall’appartamento, si prende cura di loro dopo averli conosciuti nel bell’agriturismo che gestisce insieme alla madre ad Abbiategrasso, zona Morimondo.

I poliziotti ricostruiscono dettaglio dopo dettaglio il giorno del furto. Vengono a sapere che la mattina dell’8 marzo il 36enne – tecnico per una ditta di orologi, incensurato – aveva accompagnato la signora all’ospedale, come faceva spesso. Ma a differenza degli altri giorni non aspetta che la donna termini la visita al marito, dice di avere un impegno e di dover tornare ad Abbiategrasso. Per gli investigatori è lui il sospettato numero uno: è intimo della coppia, gode della loro completa fiducia, sa come muoversi in casa. E, soprattutto, è a conoscenza del tesoro che i due custodiscono.

I poliziotti iniziano a setacciare le immagini delle telecamere della zona intorno a via Vetere. Guardano e riguardano i filmati dell’8 marzo. Si accorgono di un tizio che percorre un breve tragitto: raggiunge un’auto parcheggiata vicino a via Vetere e si dirige verso l’appartamento della coppia. In mano regge un cartone con cui tenta di coprire il volto. C’è di più: il cellulare del 36enne, nelle ore in cui viene messo a segno il colpo, non è agganciato alla cella di Abbiategrasso, ma si trova a Milano, in zona Ticinese. La Polizia locale ha abbastanza elementi per chiedere una perquisizione nel cascinale del giovane. Il pubblico ministero Maria Teresa Latella dà il via libera. Il 9 aprile i segugi del comandante Tullio Mastrangelo si piazzano nell’agriturismo e iniziano a controllare ogni angolo. Passano le ore. Nessuna traccia dei gioielli e dei soldi rubati.

Chiedono al 36enne di collaborare: “Lo sappiamo che li hai nascosti, anche se ci volesse una settimana staremo qui fino a quando non li troveremo”. L’uomo nega. Ma da sotto una legnaia, non distante dal cascinale, salta fuori il tesoro: orologi Wyler Vetta, cinquanta fedeli riproduzioni in oro ricreate dall’ex orafo, 280 anelli impreziositi da pietre rare, orecchini, spille, ciondoli e bracciali. Tutti avvolti da cellofan e pronti per essere rivenduti, nonostante si tratti di pezzi difficili da piazzare nel mercato della ricettazione. Gli agenti della polizia locale trovano anche 30mila euro in contanti, nascosti in un vano. Il 36enne confessa e viene denunciato per furto aggravato: “Non sopportavo l’idea che l’appartamento e tutti quei gioielli finissero al nipote dei due”. Intanto il tesoretto torna ai proprietari, che – racconta il comandante Mastrangelo – hanno deciso di metterlo in una cassetta di sicurezza.