In Inception, il film di Christopher Nolan, Dom Cobb, il protagonista, possiede una qualifica speciale: è in grado di inserirsi nei sogni altrui per prelevare i segreti nascosti nel più profondo del subconscio. Contattato da Saito, un industriale giapponese, a Cobb viene chiesto di tentare l’operazione opposta: inserire un’idea che si radichi nella mente di una persona. “Una volta che un’idea si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla”.

Le idee, come fantasticherie e oggetti immaginari o idealizzati, sostituendosi alle percezioni, ingombrando la mente individuale e di gruppo, ostacolano il rapporto con la realtà e con esse la funzioni del pensiero e del giudizio. Questo può accadere grazie alla scissione fra la capacità di pensare e gli elementi che mantengono la mente in contatto con la realtà: percezioni, affetti e memoria.

Nella fantasticheria il pensare, e con esso il sognare, perde la qualità anarchica del sogno, e prende una qualità diabolicamente addomesticata. Queste produzioni della mente realizzano l’obiettivo di evitare il contatto con una “verità” percepita come intollerabile.

Sogni?”, chiedo ad una ragazzina preadolescente che mi parla di sé in modo apparentemente lucido.

Sì! Sogno tutti i giorni! Sogno di essere una extraterreste caduta sulla terra. I compagni mi sfottono perché non sanno che sono una extraterreste. Poi mi trasformo, mi spuntano le ali, divento un personaggio cattivo. Ho un nemico, un gigante di ghiaccio. Riesco a batterlo sempre. Sogno tutti i giorni. Vado in camera mia, mi metto l’auricolare e cammino avanti e indietro”.

Qualunque sia la sua collocazione nella teorizzazione psicoanalitica, per esperienza ognuno di noi sa cos’è una fantasticheria: una condizione di sospensione dei sensi sulla realtà percepita che apre su un luogo dove si sviluppano film visionari su una sceneggiatura horror, drammatica o melodrammatica.

La fantasticheria allora è il permanere in una situazione falsa, una sorta di condizione “normalizzata” di allucinazione, dove la violenza e la distruttività, l’amore e la sessualità considerate fiction, non esperienze, non richiedono elaborazione e bonifica, ma ripetute messe in scena.

Quante volte siamo rimasti affascinati dalle immagini di disastri, come l’attentato alle Torri Gemelle senza mai collegarle all’esperienza dolorosa dei morti?

Quanti sono attratti e partecipano alla diffusione delle bolle finanziarie, dimensioni scollegate dalla realtà economica, che procura l’instabilità dei mercati finanziari e danni inestimabili a paesi, economie e popolazioni?

I professori Tuckett e Taffler, a proposito della bolla di internet che ha travolto i mercati dal 1995 al 2000, sostengono, sulla base di materiale clinico, interviste e dichiarazioni degli operatori del settore, che il crescente investimento in titoli di aziende quotate in borsa, che avevano semplicemente aggiunto alla loro denominazione .com, è avvenuto senza tenere conto del principio di realtà. Tale ottundimento degli operatori, concepiti come un grande gruppo di individui correlati tra loro sul piano immaginario, è poggiato sulla condivisione di una credenza inconscia dell’esistenza di un “oggetto fantastico” (Internet) e di una storia di copertura (la New Economy) che avrebbe trasformato il mondo. In tale condizione, le ambivalenze, i dubbi, le incertezze e i conflitti altrimenti prodotti dal comportamento rischioso, sono stati cancellati in modo da sminuire o annullare le informazioni e i pensieri al riguardo. Scrivono ancora Tuckett e Taffler: “Dal nostro punto di vista, gli investitori non ‘pensavano’, ma ‘sentivano’ che i titoli di internet erano da comprare”.

Quando la mente è in balia di una fantasia onnipotente, anche se collettivamente condivisa, mette in scacco la capacità di pensare, quell’attività che collega percezioni, affetti e memoria, producendo invece racconti bugiardi, rassicuranti, o cinici. E quando il mondo esterno è troppo frustrante, troppo insensato, nonché intessuto da dimensioni virtuali, la tentazione di sostituire l’esperienza di una brutta realtà con una falsa idea è sempre in agguato.

Giusy Cinquemani
Twitter: @GiuCinque