Il 14 aprile 2014 alle ore 15,30 saremo con il nostro avvocato di parte civile nell’aula bunker del Tribunale di Firenze.

Ricorderemo il magistrato Gabriele Chelazzi.

Il pomeriggio sarà dedicato – siamo certi che avrebbe voluto così – interamente ai ragazzi degli istituti scolastici fiorentini che durante l’anno hanno lavorato con l’Associazione dei familiari delle vittime della Strage di via Georgofili, comprendendo attraverso le nostre parole, con l’insegnamento dei loro presidi e insegnanti, l’importanza di poter vivere in un Paese che finalmente si prefigga di investire in norme per la legalità vera e di capire perché sono potute avvenire le stragi del 1993.

Insomma arrivare a capire perché Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, preceduti dai sopralluoghi del boss Matteo Messina Denaro, ancora oggi latitante, abbiano potuto arrivare, indisturbati, con 277 chili di tritolo fin sotto la Galleria degli Uffizi, a ridosso dell’Accademia dei Georgofili.

Eventi terroristici della portata di quello di via dei Georgofili a Firenze  il 27 maggio 1993, non v’è dubbio abbiano trovato terreno fertile nell’illegalità ampiamente diffusa nel Paese, pericolo ancora oggi più che mai latente, visti gli enormi capitali nelle mani di “cosa nostra”.

Capitali quelli mafiosi, fortemente custoditi e messi nelle condizioni di non confluire nelle casse dissanguate dello Stato anche in momenti disperati sul piano economico come quello che stiamo vivendo.

Ancora una volta attraverso la magistratura e tutti gli altri, cercheremo di far arrivare agli studenti un messaggio forte e chiaro, di come sia un dovere quello di cercare di rendere il Paese nel quale vivono e crescono, il più legale possibile.

Attraverso il ricordo di eventi drammatici come quello del 27 maggio 1993 e la presentazione del  prezioso lavoro di quanti si sono prodigati e si prodigano ancora oggi, affinché si arrivi ad una verità completa sul massacro della notte dei Georgofili, auspichiamo che i nostri sforzi di stimolo arrivino al risultato di rendere nota quella verità completa che dia, sì, giustizia alle vittime dirette, ma che scongiuri soprattutto il pericolo del terrorismo eversivo mafioso.

Ovvero scongiurare quella forma di terrorismo mafioso che dopo quelle bombe del 1993 ha portato a 20 anni di deriva politico/istituzionale ed economica, una deriva ancora oggi sotto gli occhi di tutti noi, senza che se ne possa intravvedere una via di uscita, forse perché l’emergenza mafia non è percepita come una priorità, bensì come un fenomeno che non ci riguarda.