Un clima di delusione che però non farà tornare indietro l’Unione Europea. Il Presidente della Repubblica in un’intervista esclusiva al programma “Che tempo che fa” su Rai 3 parla della sua visione di Europa. ”C’è delusione”, dice, “perché di fronte a una crisi di cui non c’erano precedenti nel mondo da molti decenni, l’Ue ha reagito tardi, ha reagito tra molte difficoltà e in modo anche discutibile”. Ma questo, secondo Giorgio Napolitano non basterà per far tornare indietro l’istituzione europea o per far vincere “gli euroscettici”: “Quello che si è costruito nei rapporti tra le società, tra le economie, tra le culture e anche tra i sistemi giuridici non può essere distrutto nemmeno da parte di chi lo voglia accanitamente”. Secondo il Capo dello Stato, “la controffensiva europeista deve partire dalla forte valorizzazione di quello che si è costruito in questi sessant’anni. Non solo c’è stata la Comunità europea intesa come comunità economica, non solo c’è stato il mercato comune, non solo ci sono state tante relazioni di carattere economico-sociale, ma si è costruito un diritto comune ed è una cosa straordinaria”. 

E a questo proposito aggiunge: “Ce lo chiede l’Europa non è una cattiva parola. E’ una parola che suscita molti equivoci nel senso del significato più nobile o nell’uso più nobile che ne è stato fatto. Fu adoperata anche da uomini di governo italiani europeisti i quali ritenevano che per sbloccare certe situazioni in Italia, per determinare cambiamenti che erano necessari ma che tardavano a venire, occorresse una sollecitazione, una richiesta, una frusta dell’Europa”. E il riferimento è subito alla riduzione del debito dell’Italia. “E’ importante capire che non dobbiamo farlo perché ce lo chiede l’Ue, ma perché è un dovere verso i nostri giovani. Quando diciamo che dobbiamo sbarazzarci di questo fardello pensiamo soprattutto a loro”. Una preoccupazione che secondo il Capo dello Stato dovrà riguardare anche l’ambito dell’occupazione: “Non solo ai giovani bisogna aprire delle prospettive di realizzazione e di lavoro, ma bisogna anche garantire che non debbano continuare a pagare per il debito che hanno contratto le generazioni più anziane”.

Nel corso dell’intervista registrata di Fabio Fazio, Napolitano parla del passato, dal primo viaggio fuori dall’Italia a Praga, a quella volta in cui Kissinger gli negò il visto per gli Stati Uniti perché era “comunista”, fino all’abbraccio con il presidente tedesco a Sant’Anna di Stazzema o all’incontro con il cancelliere tedesco Willy Brandt nel 1989 (“Fummo sfiorati dal vento della storia”). Episodi che, secondo il racconto del Capo dello Stato, hanno formato la sua cultura europeista. “Talvolta”, dice, “si ha l’impressione che l’Europa per molti rappresenti soltanto la politica di austerità degli ultimi cinque anni. Ma in realtà è un’istituzione nata sessant’anni fa, che è servita in primo luogo a garantire la pace nel cuore dell’Europa”. Nel futuro dell’Ue, secondo il Capo dello Stato, ci vorrà una sempre maggiore partecipazione e condivisione con i cittadini, senza scartare l’ipotesi dell’elezione a suffragio universale del presidente dell’Unione. “Le Istituzioni dell’Unione europea non sono riuscite a stabilire un rapporto più diretto con i cittadini innanzitutto in termini di informazione, di comunicazione come base di un coinvolgimento, del sentirsi in qualche modo partecipi delle decisioni e delle scelte che venivano fatte. Questo è un grosso tema che è oggi all’ordine del giorno”.

A proposito delle prossime elezioni Europee, Napolitano si dice convinto che i temi affrontati durante la campagna elettorale non saranno eccessivamente nazionali: “Gli interessi elettorali o politico-elettorali dei singoli Paesi hanno sempre pesato molto, troppo, nelle elezioni per il Parlamento europeo. Si è finito per parlare molto più di Italia, di Francia, di Germania che di Europa, sono state quasi delle campagne nazionali. Questa volta no, questa volta non si può sfuggire al tema europeo che sarà al centro”.