Le Province scendono, il debito dei Comuni sale. L’equazione diretta porta ad un solo risultato: l’aumento delle tasse per i cittadini e il calo dei servizi. Con poco o nulla che cambia nell’efficenza della spesa pubblica, il vero tema che dovrebbe essere caro al governo di Matteo Renzi. Se infatti le Province passeranno dalle attuali 107 a 96 con la creazione delle assemblee dei sindaci senza indennità e la nascita di dieci città metropolitane, i loro debiti, i dipendenti e le partecipate non spariranno certo nel nulla. Dieci miliardi di debiti, secondo una stima del Sole24Ore, andranno rispalmati sugli enti locali già alle prese con la riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato e con i vincoli del patto di stabilità.

Non certo una questione da poco dal momento che i Comuni in difficoltà finanziarie sono parecchi, come testimonia il fatto che un centinaio (su un totale di oltre 8mila) hanno già presentato un piano di riequilibrio finanziario alla Corte dei Conti. Tanto più che le Province hanno partecipazioni dirette in ben 850 aziende che impiegano 57mila persone, il corrispondente di una cittadina grande quanto Cuneo. Senza contare poi le partecipate di secondo livello che pure rappresentano un tassello importante nella vita delle diverse Regioni e di cui è persino difficile ricostruire l’insieme.

Non a caso Palazzo Chigi si è preso altri tre mesi di tempo per individuare i beni strumentali e finanziari specificando solo che “l’ente che subentra nella funzione – spiega al comma 96 dell’articolo unico – succede anche nei rapporti attivi e passivi in corso, compreso il contenzioso”. Resta da chiedersi come faranno città come Roma, che ha già una amministrazione straordinaria del debito e grossi problemi con le sue controllate (dall’Atac all’Ama, passando per l’Acea), a gestire anche i guai delle Province. Sulla testa del sindaco Ignazio Marino arriveranno ben 773milioni di debito provinciale. A Milano il passivo aggiuntivo sarà di 710 milioni e a Torino di 530 milioni. Senza contare le partecipate: il comune lombardo dovrà farsi carico della Asam, holding provinciale con un debito da 271 milioni, mentre quello partenopeo dovrà gestire l’azienda dei trasporti Ctp che nel biennio 2010-2012 ha bruciato 75 milioni.