Se Fabian Cancellara fosse italiano, domani 13 aprile, alla partenza da Compiègne della 112ª edizione della Parigi-Roubaix, l’Italia partirebbe da strafavorita. Gli italiani litigherebbero un po’ con il telecomando profanando il rito delle partite di campionato di calcio per vedere vincere Fabian, solo o in volata, su quel giro e mezzo del velodromo di Roubaix.

Purtroppo Fabian Cancellara, è svizzero ma le origini sono chiarissime, infatti, papà Donato andò via a 18 anni da Atella, in Basilicata per cercare lavoro. Lo trovò e mise su famiglia, per questo “Spartacus”, il soprannome preferito di Fabian, corre da cittadino elvetico. Sempre in tema di soprannomi, un altro lo definisce anche per le sue caratteristiche tecniche, il “diretto di Berna”. E’ un treno Fabian, dalla progressione inarrestabile che fa aumentare il nostro rammarico da tifosi delle due ruote: non sarebbe stato meglio che quel diretto fosse stato “di Atella” o “di Potenza”. Qui oltre che di passaporti si parla anche di ferrovie, al Sud poi, meglio non sognare troppo e limitarci a godere di un campione di dimensioni mondiali che, in parte, ci appartiene.

Fabian Cancellara è un patrimonio assoluto di questo sport, impossibile non amarlo. Regala emozioni agli amanti delle due ruote quando è in sella ma anche dopo il traguardo, nelle interviste, da perfetto svizzero racconta la sua corsa in francese, tedesco, inglese e italiano senza mai essere ovvio o scontato ma schietto, lucido e consapevole di essere un uomo fortunato, che abbia vinto o perso quel giorno. Domani tutti attenderanno il momento in cui deciderà di accelerare, i tifosi per esaltarsi, gli avversari per provare a “prendergli la ruota”, ultima possibilità per contendergli la vittoria.

La Roubaix, è una sfida massacrante caratterizzata dalle “pietre” dei 27 settori in pavé disseminati lungo 257 chilometri. Punto chiave potrà essere la Foresta di Arenberg, troppo lontana dall’arrivo ma sempre utile a capire chi può giocarsela fino in fondo. Il Carrefour de l’Arbre è il settore decisivo, difficoltà e distanza dall’arrivo ne fanno il trampolino perfetto per il paradiso, in questo caso “Inferno del Nord”. Fabian Cancellara, partirà lì, lo sanno tutti ma nonostante sia controllato a vista, tutti vedranno allontanarsi la sua ruota posteriore senza potere nulla. Ovviamente questo è un pronostico d’obbligo dopo la vittoria, di gambe e di testa, appena ottenuta al Fiandre ma i rivali ci sono e si chiamano Tom Boonen, il belga che questa corsa l’ha vinta 4 volte, Peter Sagan che proverà a rompere l’incantesimo con le Classiche Monumento e gli altri specialisti.

Gli italiani? Pozzato, secondo nel 2009, può essere un outsider ma nelle prima classiche di primavera (Sanremo, Gand, Fiandre e Roubaix) le ruote italiche non tagliano per prime il traguardo dal 2007 quando Ballan si impose al Giro delle Fiandre. Se consideriamo le classiche Monumento (aggiungendo dunque Liegi e Lombardia), l’astinenza tricolore è di poco meno lunga e sofferta: Giro di Lombardia 2008 firmato Cunego. Siamo diventati dei comprimari? Forse è un periodo di magra e in fondo speriamo sempre che un “Cancellara” italiano spunti fuori dal gruppo perché altrimenti da domani in poi dovremmo stare incollati allo schermo a ripensare alle parole di quel giovane che nel 2004, con indosso la sua prima maglia gialla del Tour, disse “Ritrovo nel mio carattere le due anime, quella elvetica, rigorosa e precisa, ma anche quella italiana, estroversa e aperta verso la gente. Mi piacerebbe avere anche il passaporto italiano, sto lavorando per ottenerlo, anche se poi mi manca sempre il tempo per espletare tutte le pratiche”.

Da allora Fabian ha lavorato ad altro: quattro campionati mondiali a cronometro e la prova contro il tempo ai Giochi olimpici del 2008, tre Parigi-Roubaix, tre Giri delle Fiandre, una Milano-Sanremo giusto per citarne alcune. Ha messo su famiglia, ha due bimbe e a 33 anni suonati ha già promesso di voler puntare al record dell’ora e in cuor suo spera anche di vincere un mondiale in linea prima di appendere la bicicletta al chiodo. Fabian, lo svizzero più amato dagli italiani, passerà alla storia comunque e forse, un giorno ci saranno strade, piazze o velodromi a lui dedicati. Già adesso, in Italia, c’è un paese che porta il suo nome. Proprio in Basilicata, in provincia di Potenza, un borgo di 1500 anime si chiama Cancellara ma stavolta credo che Fabian non c’entri. 

Twitter: @DomeOcchipinti