garboRicordate Garbo? All’anagrafe Renato Abate, attivo sin dai primissimi anni ’80 non ha mai smesso di produrre musica, sperimentando diversi linguaggi musicali.

Lo abbiamo incontrato.

Renato, tu non lo sai ma Radioclima è un pezzo che mi ha sedotto. Avevo 15 anni…

Una canzone che non ebbe fortuna in termini sanremesi; si piazzò tra le ultime ma come spesso accade venne rivalutata dal pubblico nei mesi successivi. Risultò essere tra le canzoni più riuscite di quell’edizione ottenendo un ottimo riscontro radiofonico.

Era il 1984 e Sanremo proponeva un parterre di ospiti non indifferente: oltre ai soliti nomi in gara si ricorda gente come Alberto Camerini, Mario Castelnuovo e tra gli ospiti internazionali apparvero i Queen, Mark Knopfler, Paul Young e i Culture Club!

Un periodo fecondo per la musica pop sebbene certi meccanismi esistano oggi come allora. Non credere che non sia stato criticato per quell’adesione al Festival.

Spiegati meglio.

Storicamente la mia musica non è riconducibile a certe modalità nazional popolari: la critica non fu tenera con me. Sebbene ai tempi un artista come il sottoscritto, andando a certe manifestazioni, riusciva realmente ad allargare il proprio bacino di utenza, ora, visti i tempi, non è più così, anzi… avviene proprio il contrario.

Vuoi dire che se “un artista di qualità” ora va a Sanremo anziché allargare il proprio pubblico ottiene l’effetto opposto?

C’è minor pertinenza. Se prima “la curiosità” poteva portare a guardare anche Sanremo, ora non lo è più. Sono cambiati i tempi, la musica stessa fruisce paradossalmente in maniera più superficiale. Le persone ascoltano ciò che vogliono su internet, non hanno l’esigenza di accendere la tivù oltretutto guardando un format vetusto. Il risultato che ne consegue è che anziché crescere, ti sputtani con quelli che fino a quel momento ti hanno premiato.

Sono d’accordo. Sebbene per un artista non è che ci siano altri contenitori cui anelare in Italia. Molliamo però Sanremo e il passato. Il tuo presente (e immediato futuro) è altrettanto interessante…

Insieme a Luca Urbani dei Soerba sto per pubblicare un nuovo disco. L’album si intitola Fine. Con Luca, poi, collaboriamo dal 2001 ma è la prima volta che firmiamo un lavoro insieme. Ne sono felice.

Stilisticamente parlando esistono tra di voi diversi punti in comune.

In verità ci siamo resi conto che lavorando insieme ciò che riusciamo ad ottenere è “una versione apocrifa” del nostro sapere, lui è capace di tirare fuori un lato mio sconosciuto e ancora inespresso ed io faccio la stessa cosa con lui. Capirai, quanto il tutto divenga stimolante…

Parlaci del disco.

Concettualmente parlando ha per noi significati profondi e differenti; a cominciare dal titolo, il quale è associabile alla conclusione di un ciclo, oppure agli intenti connessi a uno scopo. Ma “il fine” potrebbe essere anche sinonimo della parola elegante o semplicemente  ricondurre alla chiusura di un film, le sonorità poi evocano mondi lontani ma che riconducono alla nostra memoria. Siamo felici del risultato.

Sei piuttosto attivo, non sono passati nemmeno due anni dal tuo ultimo disco (La Moda).

Beh! Mi piace ancora l’atto creativo. Se si ha qualcosa da dire vale la pena farlo.

Renato, torniamo nuovamente indietro, verso la fine degli anni ’70. Nasceva la cosiddetta New Wave italiana; quel periodo replicava quanto avveniva in Inghilterra oppure portava con sé i crismi dell’originalità?

Era assolutamente un atto originale. In tutti i paesi europei c’era la stessa tensione e volontà di cambiamento. Non esisteva internet e accadevano cose simultaneamente senza che fossimo a conoscenza di ciò che stava avvenendo altrove.

Artisti quali Faust’o, Garbo, Ivan Cattaneo: a conti fatti non credi che la vostra opera avrebbe meritato maggior attenzione?

L’Italia è un paese conservatore e culturalmente sempre più in decadente affanno. La musica poi…storicamente si ascoltano cose nazional-popolari o i cantautori classici; tutto il resto è un po’ “ufologico”.

Quanto può essere una gabbia il passato per un artista?

Non lo è per il sottoscritto, se questo intendevi insinuare. Non è un problema cantare oggi A Berlino Va Bene, anzi, se penso a quella canzone mi viene in mente la giovinezza e sorrido. Piuttosto è importante che la mia mente guardi al presente e al futuro.

Molti protagonisti di quegli anni si trascinano tristemente in situazioni “one shot”, magari esibendosi dal vivo con delle basi musicali. Perdonami ma per me questa si chiama prostituzione, poi è chiaro che ognuno fa quello che può ma è triste.

Preferisco concentrarmi sul fatto che esistano anche quelli come me che hanno mantenuto una certa coerenza sia discografica che musicale. La gente dovrebbe comprendere la differenza tra l’oro e l’ottone. Purtroppo nell’ambiente esiste molta menzogna, ci sono cose che non stanno funzionando e da tempo. Io sul palco ci salgo con la mia band e su questo non transigo. Alla fine del concerto potrò non esser piaciuto ma le persone, indistintamente tutte, devono aver compreso che niente è stato trattenuto, nemmeno l’ultima goccia di sudore.

Se dico che sei un artista sottovalutato cosa mi rispondi?

È molto probabile e comunque ti ho risposto in parte prima.

Dammi qualche tuo riferimento musicale attuale.

Me stesso, attingo alla mia anima poiché intorno c’è povertà culturale. Non credo di esagerare nell’affermarlo. In Italia esiste un blocco intestinale, “l’Italia non caga” ne consegue un tumore all’intestino.

Una tesi molto interessante che andrebbe sviluppata ma per ragioni di spazio andiamo avanti. Stasera (sabato 12 aprile 2014) al Circolo MU di Parma parte il nuovo tour, che cosa ci dobbiamo aspettare?

Spero un percorso all’interno del mio mondo sonoro e lirico. Il piacere di stare con la mia gente è sempre alto ed è il momento più bello della comunicazione.

Endenocte, la serata che ti ospita, richiama gente da tutto il nord Italia grazie alle sonorità Dark Wave. Secondo te, perché certa musica non smette di attrarre giovani e meno giovani?

Credo perché certa ricerca sonora, di linguaggio che poi diventa costume, sia tutto sommato immortale, non risente dei limiti della mera cronaca. Si affrontano suono e parola in modo esistenziale e svincolato da limiti temporali.

Metto i dischi prima e dopo il tuo show, il dj set sarà ricco e composito e si protrarrà tutta la notte; potresti congedarti consigliandomi 9 canzoni?

Certo, ti chiedo una cortesia, le prime tre vorrei aprissero il set.

Sarà fatto.

9 canzoni 9 … di Garbo

Lato A

Icehouse • Icehouse

Are Friends Electric? • Gary Numan

Heroes • David Bowie

Burning Down the House • Talking Heads

Lato B

Gut Feeling • Devo

Someone’s Calling • Modern English

Far Side of Crazy • Wall of Voodoo

Das Model • Kraftwerk

Claire de Lune • Claude De Bussy