Vecchi, scomodi e sempre più vuoti. Gli stadi del calcio italiano sono lontani anni luce dagli standard europei. Ma qualcosa, oggi, comincia a cambiare. Dal basso: in Lega Pro sono almeno sedici gli impianti su cui sono già in corso o in fase di programmazione interventi di ristrutturazione. Per avere presto una nuova generazione di stadi funzionali. E rigorosamente senza barriere. Merito di una serie di concause. In Serie A è difficile avviare lavori su stadi di grandi dimensioni. Una situazione che potrebbe migliorare con la nuova legge sugli impianti. All’orizzonte c’è il nuovo stadio della Roma (su cui pure pesano diverse incognite). Nelle categorie inferiori, invece, in realtà più piccole, è più semplice intervenire. E poi c’è il progetto della Lega, che vuole accompagnare passo per passo i club in questo percorso.

“Nella logica della Lega dei servizi mettiamo a disposizione delle società tutto ciò di cui hanno bisogno per ristrutturare il loro stadio”, spiega a ilfattoquotidiano.it Francesco Ghirelli, direttore generale della Lega Pro. Tante convenzioni, con enti e aziende differenti, per coprire i vari aspetti dei lavori. L’ultima è quella siglata la settimana scorsa con Kss Group, studio di progettazione britannico, specializzato nella realizzazione di impianti polifunzionali: un vero e proprio leader del settore, che ha lavorato a diversi stadi in Inghilterra, tra cui quelli di Tottenham, Chelsea e alcuni palazzetti dello sport dei Giochi olimpici di Londra 2012. In più, c’è la tradizionale partnership con la Coni Servizi; e l’accordo dal valore di 100 milioni di euro con l’Istituto per il Credito sportivo, per l’abbattimento degli interessi sui prestiti. Senza dimenticare “Stadi sostenibili“, consorzio che comprende uno studio di progettazione, un gruppo di ricerca risorse e una società che si occupa di eco- compatibilità. Da ultimo, in settimana è stato firmato un protocollo con l’Anci (l’associazione dei Comuni), per facilitare i rapporti fra società e istituzioni e portare avanti insieme agli enti locali le pratiche necessarie all’avvio dei lavori.

Il modello da seguire è quello di Castel Rigone. La squadra del paesino umbro di proprietà del “re del cachemire” Brunello Cucinelli dallo scorso autunno ha tirato giù tutte le varie reti e recinzioni che separavano i tifosi dal campo da gioco. Il risultato? Nessun problema di ordine pubblico e tanto calore in più durante le partite. “Un progetto valido, studiato e realizzato in due mesi. Per smentire tutti i luoghi comuni secondo cui in Italia non si può far nulla”, commenta Ghirelli. Presto molti potrebbero seguire l’esempio. A L’Aquila i lavori sono già stati avviati. Il progetto è avanzato anche a Frosinone, Vercelli, Vicenza; e in elaborazione a Prato e Sorrento. Mentre Virtus Entella, Bassano, Chieti, Cremonese, Como, Pavia e altri si sono detti interessati e potrebbero partire a breve.

La parola d’ordine è funzionalità. La Lega Pro non impone limiti di capienza, muovendosi in direzione opposta alla Serie A (che invece per l’anno prossimo ha stabilito dei limiti molto più tassativi del passato): “Le capienze sono le esigenze delle società”, spiega Ghirelli. “Ci vogliono stadi di qualità, i numeri sono marginali. A Castel Rigone abbiamo concesso 800 spettatori in Seconda Divisione, e glieli confermeremmo anche in Prima. Se c’è uno stadio che funziona, dove i tifosi stanno bene e non succede nulla di male, perché dovremmo creare noi dei problemi?”. Il progetto è partito: dall’anno prossimo la Lega Pro vuole un calcio diverso. Giocato in stadi magari piccoli, ma a misura d’uomo. Anzi, di tifoso.

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