Con l’abrogazione del divieto alla fecondazione eterologa cade l’ultimo baluardo di un’ingiustizia lunga dieci anni, fortemente voluta dalla destra berlusconiana e dai cattolici dell’Ulivo che fu. Tra i pilastri della legge 40 c’erano anche le questioni della diagnosi e del numero degli embrioni da impiantare, tutte considerate contrarie al desiderio umano di avere prole, possibilmente sana. Quel provvedimento negava anche il diritto della salute della donna e della serenità della coppia. Per fare questo gli artefici di quella che, per beffa del destino, è divenuta un “aborto di legge”, non hanno avuto problemi ad andare contro la Costituzione.

Interessante, a questo punto, analizzare i commenti dei responsabili politici di questo errore storico e guardare i titoli della stampa allineata per renderci conto che il linguaggio utilizzato è quello della paura, passando per la dinamica della disinformazione e, in più di un caso, anche della menzogna.

Sostiene la Pontificia accademia per la vita: “La possibilità che ci sia una terza figura, spesso maschile, quindi una distinzione tra paternità biologica e una affettiva e sociale nella stessa coppia crea dei problemi”. Dimenticando, però, che i donatori sono anonimi per cui non si profila affatto la questione di un secondo padre pronto a mettere il naso nelle decisioni della coppia.

Fantasiose le dichiarazioni di Eugenia Roccella: “Cade una delle più importanti garanzie a tutela del bambino: cade il diritto di ogni nato a crescere con i genitori naturali che lo hanno generato”. Non mi risulta che esista una legislazione specifica che permetta al neonato di rivalersi sull’origine dei genitori. Se quelle parole avessero un senso, non sarebbe infatti possibile l’adozione di/lle minori che crescono, appunto, in famiglie non “biologiche”.

Gustoso, ancora, il titolo di Tempi: “La Corte Costituzionale boccia il divieto all’eterologa. Il prossimo passo cosa sarà? L’utero in affitto?”. Tecnica del climax ascendente, come nella migliore tradizione allarmista: non si affronta il problema, ma si sposta immediatamente l’attenzione su pericoli che i pronunciamenti di tribunali non prendono nemmeno in considerazione. Succede anche quando si parla di matrimonio egualitario, per intenderci.

Sulla falsariga delle dichiarazioni precedenti, tra un’apocalisse e improbabili diritti dell’embrione, Famiglia Cristiana titolava: “Fecondazione selvaggia per tutti”, cadendo anche vittima di quell’“ideologia del gender” propinata dalle solite frange estremiste. Nella didascalia l’articolista dichiarava: “Ignorato il diritto del bambino di avere un madre e una padre riconosciuti”. Forse il sovvertimento di certi valori, soprattutto grammaticali, sta solo nella mente di chi agita certi spettri.

Fa sorridere, infine, il discorso sul sovvertimento della volontà popolare: sempre per Tempi la legge fu “confermata da un referendum nel 2005 che registrò la più alta astensione mai avvenuta in Italia”, confondendo l’ignavia italiana per esercizio di democrazia.

Nessuno di questi commentatori ha scritto le uniche cose che andavano dette. Innanzi tutto: con la legge 40 migliaia di famiglie italiane sono state costrette ad andare all’estero, spostando energie, risorse e capitali verso economie straniere, al di là della violenza psicologica fatta a chi era “colpevole” di non poter avere figli in modo convenzionale.

Ancora: è andato all’estero solo chi poteva permetterselo, mentre chi aveva scarse disponibilità economiche non ha potuto avere una discendenza. Ne consegue che migliaia di infanti non sono mai nati/e a causa di una legge voluta da chi poi si dichiara contrario ad aborto e pratiche contraccettive. Ancora una volta la coerenza non gioca a favore di queste persone.

Dulcis in fundo: la genitorialità prescinde dal mero dato biologico, così come la salute d’altronde. Se seguissimo la “natura” ogni qual volta ci pone un impedimento nell’esecuzione di una volontà, allora dovremmo ritenere immorali pratiche quali i trapianti e la donazione di organi. L’essere umano, invece, è stato capace di superare quei limiti proprio per prolungare o generare altra vita.

La legge 40 andava contro questa direzione. La Corte Costituzionale, che vigila sulla felicità della nostra società, se ne è accorta e ha operato di conseguenza. I politici che hanno reso possibile tutto il dolore generato da quel provvedimento dovrebbero rispettare la sentenza e riflettere sui loro errori. Ma sappiamo che l’umiltà non è la prima virtù degli arroganti.