Chi la dura la vince. Dicono. Ed io ci credo. Anche se non è sempre così. Chi mi segue, saprà dai miei precedenti articoli, che una delle battaglie che porto avanti è quella per l’assistenza sessuale ai disabili. Non sto qui a ripetere di cosa si tratta e delle motivazioni e implicazioni per cui sono convinto possa essere una figura importante anche in Italia.

Apro una piccola parentesi. Giorni fa mi arriva un messaggio inviato da un amico con in allegato un articolo: “Il senatore Razzi propone gli ‘operatori di assistenza sessuale'”. Per mia fortuna non posso stare in piedi e quindi non sono caduto, ma ho sobbalzato quel tanto da rischiare pure da seduto. Concordo sul fatto che una battaglia sia importante vincerla con ogni mezzo e con ogni “soldato” che si allea.

Permettetemi, però, di esprimermi le mie perplessità. Non appena ho ritrovato un minimo di equilibrio psico-fisico rivado a leggere l’articolo e lo stupore si trasforma in un grande punto interrogativo: ma che ha scritto? L’assistenza sessuale come figura legata alla disabilità non c’entrava nulla. Il disegno di legge di Razzi (o era Crozza che gli faceva il verso?) riguarda la prostituzione.

In sostanza ha fatto un restyling del nome a chi opera come prostituta/o. Questo di certo non mi ha fatto piacere. Non perché non ritengo sia necessaria la regolamentazione della prostituzione che, anzi, mi auguro avvenga e sia fatta con serietà. Il fatto è che ha usato un termine che in tutta Europa ha ben altro significato e collocazione. Comunque, ho chiuso rapidamente l’articolo (tra l’altro pure divertente) e mi sono concentrato sul mio progetto, fino ad arrivare alla presentazione del Disegno di Legge sull’assistenza sessuale alle persone con gravi disabilità. Ringrazio in primis il mio “Comitato” che si batte da un anno per questa figura. Ringrazio poi Sergio Lo Giudice per aver preso la nostra bozza del Ddl, averla elaborata e portata in Senato con altri firmatari. Per leggere il disegno di legge completo potete andare sul mio sito.

L’obiettivo non è certamente raggiunto. E’ solo il primo passo. Ma un viaggio, sia lungo che breve, comincia sempre così. Dal primo passo.