Lo sguardo, benevolo, dei giovani americani sull’Italia e l’Europa: benevolo e pure anormalmente informato. Perché i protagonisti dell’annuale sondaggio – ormai, una tradizione – sull’Italia vista dagli universitari americani, realizzato dalla Fondazione Italia-Usa in collaborazione con la Loyola University di Chicago, sono ragazzi che hanno l’Italia, ed anche l’Europa nel cuore: vogliono venirci a viaggiare, studiare, magari a viverci (9 su 10 accetterebbero un lavoro nell’Unione, dopo la laurea).

La condanna di Amanda Knox un po’ li frena – quasi tutti ne sono turbati, il che inquieta pure noi: come se quasi tutti si sentissero potenzialmente coinvolti in un omicidio -. E, invece, il naufragio della Concordia non condiziona minimamente i loro programmi di viaggio per turismo o per studio – del resto, 7 su 10 non ne hanno mai sentito parlare -.

“Il sondaggio – osserva Lucio D’Ubaldo, presidente della Fondazione – mette in risalto molti luci, ma qualche ombra”. Quelli intervistati – vale la pena sottolinearlo – non sono giovani americani medi: studenti universitari, 3 su 5 sono già stati all’estero, addirittura 2 su 5 in Italia e tutti quelli che non ci sono stati desiderano venirci; uno su quattro guarda film italiani, uno su cinque ascolta musica italiana.

E solo le difficoltà economiche contingenti (56%) e la forza dell’euro sul dollaro (26%) impediscono loro di viaggiare di più in Italia e in Europa. Tutti considerano l’economia europea importante nel contesto globale e quasi tutti pensano che l’Unione europea abbia un’influenza “significativa” – o almeno “qualche influenza” sulla politica internazionale. Però meno di uno su 15 pensa che l’Ue contrasti al meglio la crisi, un terzo ignora l’esistenza del Parlamento europeo e due terzi quella della Commissione europea.

Dell’Italia, loro sanno molto, quasi tutto: che il calcio è il nostro sport nazionale, che pasta e pizza sono i nostri cibi preferiti, che il gelato è una nostra specialità e che tutti a fine pranzo ordiniamo l’espresso. Ma non sfuggono ai luoghi comuni: 7 su 10 ci giudicano a priori, o quasi, gente cordiale, nella serie “Italiani, brava gente”; vogliono venire in Italia per la qualità del cibo (quasi un terzo) o per il gusto nel vestire (il 15%).

Generosi nelle valutazioni – Milano è la capitale mondiale della moda, davanti a Parigi, e il vino italiano è di gran lunga meglio di quello francese -, quando i discorsi si fanno seri mettono da parte la condiscendenza e ritrovano venature d’orgoglio da Super-Potenza. Così, la fusione tra Fiat e Chrysler è una buona cosa per l’economia statunitense (55%), ma lo è soprattutto per l’economia italiana (76%) e rafforzerà le relazioni tra Usa e Italia (79%). E i giovani americani non hanno dubbi: la sede della Fca deve stare negli Stati Uniti (96%), non in Italia. Forse, non sanno che Marchionne ha già scelto di metterla tra Gran Bretagna e Olanda. Ah, ‘sti canadesi!, valli a capire…