Barack Obama vince le elezioni americane parlando di liberarsi dalla schiavitù del petrolio, l’Unione Europea è pronta al muro contro muro contro le grandi corporation dell’energia fossile, l’Italia a che punto è nel percorso verso uno sviluppo sostenibile? La risposta non può essere né positiva né negativa, perché questo è uno dei temi su cui c’è maggiore dissociazione tra la base e il vertice del paese. Nel dibattito politico, l’ambientalismo entra ancora solo in occasione di drammi (e se ne contano ormai davvero troppi) o a intermittenza come speculazione intellettuale di una sinistra un po’ radical chic. Tra i cittadini invece, in ogni parte del paese, stanno nascendo iniziative di un’efficacia eccezionale, capaci di combattere la crisi economica con importanti effetti sul benessere delle persone e dell’ambiente.

Nasce dunque la necessità di un canale di comunicazione tra questi due mondi, l’uno che vive l’ambientalismo come orpello a programmi politici miopi, l’altro come sistema di incremento dell’efficienza economica. Così, con un percorso avviato fin dalla campagna per le primarie del centrosinistra del 2012, abbiamo fondato l’associazione Un’altra idea di mondo, per valorizzare e incrementare iniziative di sviluppo sostenibile. Sarà un’associazione trasversale a movimenti e partiti, capace di mettere in rete cittadini di ogni parte di Italia e di Europa, perché ad oggi, i confini nazionali sono delle gabbie per le idee, che hanno bisogno di spaziare liberamente tra i diversi luoghi. Il vicino e il lontano non sono più categorie nettamente separate e c’è bisogno di tessere lunghi fili per garantire la comunicazione e la diffusione dei progetti più interessanti.

La domanda principale a cui dare risposta è se sia possibile coniugare sviluppo economico e sostenibilità ambientale. La risposta è si, non solo è possibile e vi sono migliaia di esempi in tutta la penisola, ma è anche l’unica via percorribile, perché il degrado ambientale determina, nel lungo periodo, un’inevitabile depressione socio-economica. L’Associazione si propone dunque, come primo obiettivo, di dare luce ai progetti microeconomici che si sono sviluppati in maniera sparsa per combattere le difficoltà della crisi e metterli in rete. Un progetto che parte dal territorio e si sviluppa sul territorio, divenendo dunque anche scheletro di un ambientalismo democratico e politico che porti i cittadini a incidere sulla propria realtà.

All’associazione, che presenteremo ufficialmente oggi, hanno aderito, tra gli altri, il premio Nobel Riccardo Valentini, redattore del Protocollo di Milano per la riduzione dello spreco di cibo, che cercheremo di promuovere assieme, Ilaria Borletti-Buitoni, ex-presidente Fai oggi sottosegretario ai beni culturali, nonché alcuni importanti esponenti del mondo accademico. Sarà fondamentale però un’adesione diffusa di cittadini (come già in tanti hanno fatto), così da trasformarla in una piattaforma trasversale capace di selezionare le idee migliori e portarle nell’agenda politica di Parlamento e Governo. La sfida è lanciata, chiunque viva questa crisi come un’opportunità per cambiare stile e modello di vita e produzione, si faccia avanti!