L’inchiesta è appena agli inizi. E infatti avere reso pubblico il primo arresto per i magistrati ha uno scopo ben preciso: fare in modo che eventuali altre vittime taglieggiate si facciano avanti. Un piccolo imprenditore edile di Cadelbosco Sopra, paese della Bassa reggiana, è stato messo agli arresti domiciliari con l’accusa di usura ed estorsione. Secondo il sostituto procuratore di Reggio Emilia, Maria Rita Pantani, Antonio Silipo, 44 anni, nato a Cutro in provincia di Crotone, ma da tempo residente al nord, avrebbe tentato di estorcere migliaia di euro a una geometra a tassi di usura sino al 500%. L’inchiesta della Procura, che ha visto lavorare sul campo gli uomini della Guardia di finanza, nasce proprio dalla denuncia della donna, che dopo avere chiesto un prestito di 10.500 euro si sarebbe trovata schiacciata dalle richieste di denaro. Ma c’è di più. Silipo, per un’indagine della procura di Parma intrecciata a quella reggiana e legata a reati dello stesso tipo, è comunque finito in carcere, dove giovedì mattina, assistito dagli avvocati Luca Mistrorigo e Giovanni Tarquini, per l’indagato ci sarà l’interrogatorio di garanzia. Inoltre alle perquisizioni in casa dell’arrestato oltre agli uomini della Guardia di Finanza guidati dal colonnello Ippazio Bleve e ai Carabinieri di Parma, hanno partecipato anche investigatori della Direzione investigativa antimafia (Dia). Tuttavia non è ancora chiaro se e a che titolo Silipo possa essere coinvolto in indagini legate alla criminalità organizzata e alle sue infiltrazioni nella zona.

Ma a fare scalpore è soprattutto la vicenda scoperta dai magistrati di Reggio. Tutto ha inizio un anno fa, a marzo 2013, quando la professionista, dopo il rifiuto da parte delle banche, si affida all’aiuto di Silipo, conosciuto per questioni lavorative. Ma dopo avere reso il prestito da 10.500 euro nel giro di cinque mesi a rate da 2.100 euro, la vittima si sarebbe sentita dire che quelli resi erano solo interessi. Così, per convincerla a dargli altri soldi, Silipo prima avrebbe preteso come garanzia due assegni da 6 mila euro, poi, dopo che non era andata in porto l’ipoteca di un garage di proprietà della vittima, l’usuraio avrebbe preteso dalla geometra altri tre assegni da 10 mila euro l’uno.

La minaccia, in caso la donna non avesse pagato in un’unica tranche altri 10 mila euro, era di andare all’incasso di quegli assegni (che sarebbero stati ritrovati durante le perquisizioni in casa di Silipo da parte delle Fiamme gialle). Una minaccia non da poco. In quel caso, considerate le difficoltà economiche della donna, il mancato incasso agli sportelli bancari, avrebbe infatti potuto comportare l’iscrizione immediata al registro pubblico dei protestati. E per la professionista sarebbe stata la rovina. Ma il nome di Silipo non compariva mai in queste operazioni. Il sistema per occultare l’usura, secondo le Fiamme gialle, era molto semplice. Silipo avrebbe messo in piedi due società guidate da due prestanome, ora indagati e sottoposti all’obbligo di firma, che rispondevano solo a lui. Una prestava i soldi alla vittima, l’altra emetteva delle fatture, per dei lavori di giardinaggio, in realtà mai eseguiti. Fatture che tuttavia servivano a giustificare il credito nei confronti della donna e l’eventuale incasso degli assegni (tutti intestati proprio alla società di giardinaggio).

E’ a questo punto, a gennaio 2014, la denuncia da parte della donna. L’ordinanza che ha messo Silipo ai domiciliari è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari su richiesta del pm per i reati di usura (con l’aggravante del fatto commesso nei confronti di persone in stato di bisogno) e di estorsione. Gli indagati sono in tutto cinque. “Il nostro è un invito a denunciare”, hanno detto sia la pm Pantani, sia il colonnello Bleve. La Guardia di finanza nell’abitazione dell’arrestato ha infatti trovato altre cartelle che potrebbero portare ad altre vittime. I legali dell’arrestato spiegano di avere bisogno di tempo per vedere le carte e preparare la difesa del loro assistito: “Silipo riconduce il tutto a una serie di malintesi collegati e di situazioni esasperate dalla crisi economica del settore edile e dei trasporti nel quale lui lavorava”, ha spiegato a ilfattoquotidiano.it, l’avvocato Luca Mistrorigo.