Ho passato lo scorso weekend a Modena a Play-Festival del gioco, travolto da una marea montante di giochi in scatola e di tutto quello che ci sta intorno, incluse molte interessanti riflessioni culturali su di un fenomeno che finalmente si sta diffondendo anche in Italia. Insisto a citare Alex Randolph, “padre” degli inventori di giochi: “Il Gioco, come l’Arte e la Musica, è un’attività inutile, ma al tempo stesso necessaria.” Intendeva necessaria perché la nostra vita sia più interessante, valga di più la pena viverla.

Radio LondraVabbè, torniamo a Play. Fra le tante proposte ve ne presento una che mi ha riportato alla mente tante cose. Si chiama Radio Londra ed è un piccolo gioco di Charles Chevallier, illustrato da Laure Mascarello, edito dalla francese Cocktail Games e distribuito in Italia da Oliphante. Confezione in latta, molto elegante, con 57 carte quadrate. Ecco la trama. Quando Radio Londra trasmetteva, i messaggi erano sempre in codice. Precise parole segrete che dovevano arrivare ai capi della resistenza, celate nei paradossi di frasi dal misterioso significato. Usando la fantasia (per trasmettere) e la deduzione (per ricevere) si tratta di trasmettere ai membri della resistenza messaggi cifrati, senza che il nemico riesca a decifrarli.

Non solo mi è piaciuto il gioco, ma mi è piaciuto anche il modo in cui me lo ha presentato Gianfranco Fioretta (titolare di Oliphante e noto nell’ambiente anche come “la vecchia zia” perché è sempre stato disponibile a dare una mano). Si è messo una mano sul cuore nel declamare commosso il sottotitolo: Ora e sempre Resistenza! Eh sì, perché c’è ancora tanto bisogno di ribadirlo, soprattutto ora che si avvicina il 25 aprile, bistrattata Festa della Liberazione, che a Venezia, la mia città, sarà deturpata dal raduno di un’orda che con la liberazione proprio non c’entra.

Tornando a Radio Londra e alle decrittazioni, mi è venuto in mente quel genio di Alan Turing, il matematico inglese, considerato l’inventore del computer, che durante la Seconda guerra mondiale decodificò il codice Enigma usato dai tedeschi, contribuendo significativamente alla sconfitta della Germania. Di questa storia tratta anche il film Enigma (2001) di Michael Apted, dove però il protagonista è un immaginario collaboratore di Turing. Notare che il film è stato prodotto da Mick Jagger (sì, proprio lui) che, oltre a finanziare il progetto, ha messo a disposizione la sua personale macchina Enigma, una delle pochissime esistenti.

Ogni volta che ci penso mi ribolle il sangue a pensare come è stato poi trattato Turing nel “civilissimo” (sic!) Regno Unito. Una storia ben raccontata lo scorso 28 dicembre da Caterina Soffici su Il Fatto Quotidiano. Nel 1952 Turing fu arrestato per omosessualità (che in Inghilterra è stata illegale fino al 1967!) e sottoposto a una “terapia ormonale”. Divenne impotente, gli crebbe il seno e fu pure tenuto sotto osservazione dai servizi segreti, che temevano la cessione di segreti militari. Troppo per poter reggere. Nel 1954, a 42 anni, Turing immerse una mela nel cianuro e la morse. Forse questo episodio ha ispirato la mela morsicata simbolo di Apple?

Le scuse postume arrivarono solo nel 2009 per bocca del premier Gordon Brown, mentre la grazia, sempre postuma, è arrivata dalla regina Elisabetta II solo nel dicembre 2013, su istanza di un gruppo di scienziati tra cui Stephen Hawking. Insomma, la beneamata regina l’ha perdonato, ma io non perdono lei, perché c’era già lei nel trono quando Turing è stato indotto al suicidio, infatti vi è salita nel febbraio 1952, proprio l’anno della condanna del grande matematico. Chissà quali altre meraviglie avrebbe potuto regalarci se lo avessero lasciato continuare a vivere!

Ancora una coincidenza temporale: mentre i servizi segreti inglesi (quelli veri) si davano da fare a tormentare Turing, veniva dato alle stampe (nel 1953) Casino Royale, il primo romanzo di Ian Fleming dedicato all’agente segreto James Bond – 007: davvero tutta un’altra cosa!