In più occasioni Beppe Grillo ha definito Papa Francesco il primo “grillino” della storia riferendosi alla straordinaria opera di rinnovamento e alla vera e propria rivoluzione messa in atto da Jorge Mario Bergoglio che ama definirsi “il vescovo di Roma” e che fin dal primo Angelus ha voluto rivolgersi ai fedeli in maniera informale e affettuosa marcando subito il suo stile con l’augurio “Buona domenica e buon pranzo”.
 
A poco più di un anno dalla sua elezione Papa Francesco ha dimostrato di voler continuare nel cammino annunciato fin dal primo giorno della sua investitura ovvero nel dialogo indispensabile con i non credenti perché “la fede non è intransigente ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro”, in una presenza più incisiva della donna all’interno della Chiesa con ruoli attivi di responsabilità e decisione, nel rispetto per gli omosessuali e nella loro integrazione nella società, nel non condannare persone che divorziano e si risposano, nel volere una Chiesa povera e missionaria. 
 
Durante la messa che si è tenuta in San Pietro alla presenza di 518 politici tra parlamentari, ministri e sottosegretari, Papa Bergoglio ha duramente sferzato i corrotti paragonandoli alla classe dirigente che governava ai tempi di Gesù e che si era allontanata dal popolo in nome della propria ideologia e dei propri interessi. Il Papa ha sottolineato che i peccatori pentiti possono ricevere il perdono da Dio ma i corrotti no perché, rifiutando di aprirsi all’amore, si sono allontanati troppo e sono ormai irrecuperabili.
 
Con queste premesse molti si sarebbero aspettati una maggiore severità nei confronti dello Ior, la banca vaticana protagonista di diversi scandali finanziari e affari sporchi del nostro Paese, anche perché Papa Francesco non aveva perso occasione per pronunciare parole che lasciavano pochi dubbi sulle sue intenzioni. Lo scorso giugno il papa aveva affermato inequivocabilmente :”San Pietro non aveva un conto in banca” e ciò lasciava presupporre l’eventualità tutt’altro che remota di chiudere l’istituto delle Opere di Religione. Ciò non è avvenuto e due giorni fa una nota della Santa Sede ha diffuso il seguente comunicato: “Papa Francesco ha approvato una proposta sul futuro dell’Istituto per le Opere Religiose, riaffermando l’importanza della missione dello Ior per il bene della Chiesa Cattolica, della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Lo Ior continuerà a servire con attenzione e a fornire servizi finanziari specializzati alla Chiesa Cattolica in tutto il mondo. I significativi servizi che possono essere offerti dall’Istituto assistono il Santo Padre nella sua missione di pastore universale e supportano inoltre istituzioni e individui che collaborano con lui nel suo ministero”. Questo è quanto.

Ci auguriamo che il Papa continui comunque nell’operazione di riforma della banca vaticana, operazione cominciata con il rinnovamento della Commissione cardinalizia di vigilanza sullo Ior per una maggiore trasparenza e nell’istituzione di procedure per la cooperazione con altri stati nel campo delle indagini finanziarie. Per fare un esempio su tutti basti ricordare l’impossibilità di avere risposte alle rogatorie internazionali ai tempi di Mani Pulite e la mancata chiusura del cerchio delle indagini provocata dall’ostruzionismo e dalla mancata collaborazione dello Stato Vaticano poiché quest’ultimo non aveva e non ha alcun obbligo di fornire informazioni precise sui conti correnti cifrati caduti nel mirino della magistratura. 

Molti ricorderanno il breve pontificato di papa Giovanni Paolo I al secolo Albino Luciani anche se di lui, a mio parere, si parla troppo poco se non in occasione di fiction televisive e sporadici speciali che ne celebrano il nostalgico ricordo in occasione degli anniversari. Penso spesso ad alcune frasi a lui attribuite, al suo linguaggio, al suo modo di fare, alla sua semplicità ma anche alla sua tenacia che ha fatto immaginare a tutti noi, se non fosse rimasto sulla terra solo 33 giorni, un pontificato rivoluzionario e moderno, 35 anni prima dell’arrivo di Bergoglio. C’è una frase attribuita a Giovanni Paolo I che mi è tornata in mente quando Bergoglio ha scelto di chiamarsi Francesco e si è affacciato per la prima volta dalla sua finestra. Come testimoniato dal cardinale Villot Papa Luciani disse :”Lo Ior deve essere integralmente riformato. La Chiesa non deve avere potere, né possedere ricchezze. Il mondo deve sapere le finalità dello Ior, come vengono raccolti i denari e come vengono spesi. Si deve arrivare alla trasparenza….”. Poi sappiamo come è andata a finire, Albino Luciani non ha avuto il tempo materiale per realizzare i suoi propositi.
 
Al di là delle teorie e delle ipotesi giornalistiche mai confermate e mai smentite sulla morte prematura di papa Giovanni Paolo I bisognerebbe augurarsi che in un immediato futuro venga introdotta un’altra riforma drastica ma necessaria, se non altro per sgombrare il campo da ricostruzioni forse fantasiose ma non prive di alcuni riscontri, ovvero la possibilità di fare l’autopsia sul corpo dei pontefici, cosa a tutt’oggi assolutamente vietata.
Per concludere, forse Beppe Grillo dovrebbe ricredersi, forse il primo grillino della storia è stato Papa Luciani.