Un fantasma si aggira per l’Europa…è il nazionalismo di chi si illude di cambiare il presente con il passato, e chiude gli occhi sul futuro.

Si avvicinano le elezioni europee, e dopo cinque anni di crisi economica sono in molti a vederle come una vera e propria “resa dei conti con l’Europa”. Ai quattro angoli del continente suonano da mesi le trombe dei neonati patrioti che, chi a cavallo chi a piedi, sono pronti a marciare su Bruxelles per liberare casa loro.

Popolo, nazione, patria, libertà. Sono le parole più usate dai nazionalisti 2.0 che, in Francia come in Ungheria, non ne possono più della tirannie dell’Ue. Peccato che tutti loro, chi in buona e chi in cattiva fede, stiamo prendendo un enorme abbaglio storico.

L’ultima a parlare di nazione è stata Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, che la settimana scorsa ha incontrato Marine Le Pen al Parlamento europeo per parlare di possibili futuri alleanze e lotta anti euro. La Meloni, secondo il sottoscritto anche in buona fede, ha parlato di “interessi del popolo italiano” con toni pre bellici, come se bisognasse andare al fronte a combattere chissà quale nemico.

Ma a Bruxelles non c’è da combattere nessuna guerra, e l’orgoglio patriottico di balilliana memoria serve davvero a poco.

L’Europa è malata, questo è vero. La sua economia così come la sua società ha bisogno di una cura ricostituente che la rimetta in piedi e dia al popolo – quello europeo – diritti e partecipazione democratica. La cura datale fino adesso ha sortito l’effetto opposto, perché non è a suon di salassi che si rinvigorisce il paziente.

La medicina dell’Europa va cercata nel futuro e non nel passato. Al nazionalismo va anteposta un’integrazione europea sostanziale e democratica dove non prevalgano gli interessi dei paesi più forti e i problemi vengano condivisi, come in una vera unione politica. È stato proprio il nazionalismo di certe misure, come le condizioni teutoniche imposte ai paesi del Sud per ricevere i prestiti internazionali, ad avere messo in ginocchio migliaia di europei del Sud. Va da se che andare a Bruxelles per anteporre il nazionalismo meridionale a quello settentrionale servirebbe a ben poco se non portarci allo scontro totale.

L’Europa ha bisogno invece di compiere dei passi fondamentali verso il futuro, come un’unione politica più stretta e con maggior controllo democratico da parte dei suoi cittadini; un’unione fiscale che vada di pari passo con quella monetaria; una condivisione del debito tramite l’emissione di eurobond; un controllo ferreo sul sistema bancario in grado di prevenire futuri shock; una politica di immigrazione comune; una politica estera comune. E tanto altro.

A cosa può servire il nazionalismo di fronte a queste sfide? Cosa possono fare 25 piccole bandiere e 3 un po’ più grandi, di fronte alla globalizzazione dei mercati finanziari, al commercio internazionale, agli investimenti miliardari della Cina lungo i confini europei, all’esodo di disperati che attraversano ogni giorno il Mediterraneo e il confine turco, al problema dell’approvvigionamento di energia, ai bisogni di uomini e donne di spostarsi liberamente?

Il nazionalismo illude e si illude di offrire una soluzione semplice e alla portata a milioni di europei che stanno soffrendo e che provano giustamente rancore. Ma lo fa con miopia politica e semplicismo di argomentazioni. D’altronde la storia serve per evitare gli errori del passato, non a commetterne di nuovi uguali.

@AlessioPisano
www.alessiopisano.com