Mediolanum mette i soldi da parte per il Fisco. L’impegno degli Stati nel contrasto delle strategie elusive delle multinazionali ha spinto il gruppo assicurativo a mettere da parte 53,3 milioni di euro per far fronte alle richieste dell’Agenzia delle entrate, che accusa il gruppo di proprietà delle famiglie Doris e Berlusconi di aver spostato irregolarmente ricavi sulla controllata irlandese allo scopo di ridurre l’imponibile in Italia e pagare meno tasse.

E’ quanto emerge dal bilancio 2013 di Mediolanum dove si parla per la prima volta di accantonamenti per le contestazioni fiscali emerse negli anni scorsi, in quanto viene giudicato “probabile“, rispetto ad alcune di esse, il rischio di soccombenza. Fino ad ora Mediolanum – a cui il Fisco chiede 341,5 milioni tra imposte non versate e interessi – aveva ritenuto solo “possibile” l’eventualità di dover pagare, evitando qualsiasi accantonamento. Il nuovo orientamento viene appunto motivato da Mediolanum con la ‘stretta‘ avviata a livello internazionale da parte dell’Ocse e del G20. Il gruppo, che continua a contestare le richieste del Fisco, fa riferimento a “significativi mutamenti dello scenario internazionale di riferimento” e alla “profonda rivisitazione della disciplina sulle transazioni infragruppo, così come riportato dall’Ocse” nel documento pubblicato il 19 luglio 2013 e denominato Action Plan on Base Erosion and Profit Shifting“.

Si tratta del piano anti-elusione messo a punto dall’Ocse e sostenuto dal G20, che ha indicato agli Stati l’adozione di una serie di misure finalizzate a combattere l’erosione della base imponibile e l’arbitrario trasferimento dei profitti in Stati dove le aliquote fiscali sono più favorevoli, impoverendo così il gettito dei Paesi in cui viene effettivamente prodotto reddito. “Pur confermando nuovamente le eccezioni di merito concernenti gli avvisi di accertamento” dell’Agenzia delle entrate “e la congruità dei prezzi di trasferimento”, cioè delle commissioni incassate in Italia e retrocesse alla controllata irlandese (Mediolanum International Funds) che confeziona i prodotti finanziari venduti, “tali orientamenti nelle complesse dinamiche dei rapporti tra gli stati” portano a ritenere che “il rischio di esborso” sia divenuto “‘probabile limitatamente alle sole commissioni di gestione retrocesse” e non alle commissioni di performance, né alle sanzioni comminate dal Fisco.

Secondo Mediolanum la revisione “in corso a livello internazionale circa i criteri di determinazione dei corrispettivi infragruppo” potrebbe avere impatti sulla procedura arbitrale sulla doppia imposizione avviata da Mediolanum, con effetti sui livelli di commissioni spettanti alle società italiane e a quella irlandese. “Non si può escludere – spiega ancora Mediolanum nel bilancio – che nell’ambito delle procedure internazionali incardinate dalle società (Banca Mediolanum e Mediolanum Vita, ndr) possano essere effettivamente stabiliti dei prezzi rientranti in un range di valori di libero mercato diversi rispetto a quelli ad oggi praticati”.