L’universo si espande alla velocità di 68 chilometri al secondo. La misura, la più precisa mai ottenuta fino ad oggi, è stata ricavata da due analisi svolte da differenti ricercatori ed il risultato è stato pubblicato sulla rivista Astronomy and Astrophysics.

I ricercatori del dipartimento americano dell’energia del Lawrence Berkeley National Laboratory guidati da Andreu Font-Ribera hanno pubblicato, alla fine dello scorso anno, i risultati di uno studio sulle quasar, ossia le emissioni radio provenienti dalle stelle. Riprendendo e approfondendo quello studio i ricercatori provenienti da Francia e Svizzera, coordinati da Timothée Delubac, hanno potuto mappare le variazioni di densità del gas intergalattico tracciando la struttura di come fosse l’universo da giovane. Per farlo è stato utilizzato uno strumento chiamato Boss (Baryon Oscillation Spectroscopic Survey) che, attraverso le oscillazioni acustiche, ha potuto misurare la distribuzione della materia oscura invisibile che rappresenta anche l’impronta della materia ordinaria ossia delle galassie, dei quasar e dell’idrogeno intergalattico.

Le oscillazioni acustiche sono onde di pressione che si muovono attraverso l’universo primordiale, da quando cioè le particelle di luce e materia si sono intrecciate. Questo è avvenuto circa 380.000 anni dopo il Big Bang quando l’universo si è raffreddato abbastanza per lasciar andare libera la luce. “Tre anni fa Boss ha utilizzato 14.000 quasar per dimostrare che avremmo potuto fare delle grandi mappe in 3D dell’universo”, dice David Schlegel, ricercatore principale di Boss. “Due anni fa, con 48.000 quasar abbiamo rilevato le oscillazioni acustiche in queste mappe. Ora, con più di 150.000 quasar, abbiamo fatto delle misure estremamente precise di queste oscillazioni”.

“Questo significa che se guardiamo indietro all’universo, quando aveva meno di un quarto della sua età attuale, avremmo visto un paio di galassie separate da un milione di anni luce andare alla deriva ad una velocità di 68 chilometri al secondo. La stessa velocità con la quale si espande ora l’universo”, dice Font-Ribera “E il margine di errore dei nostri calcoli è più o meno di un solo chilometro e mezzo al secondo”.