Arrivato nel paese come un fuggitivo nell’aprile di quel giorno. Sono passati tre anni nel calendario  normalizzato dall’uso scontato del tempo. Quello vero si misura dai nomi e nei volti erranti delle domande mai confessate. Negli aeroporti insegue gli schermi luminosi che girano al momento di leggere l’ora di partenza. Si teme il ritardo o il cambiamento dell’ultima ora della porta di imbarco. I bagagli sono più pesanti rispetto all’ultimo viaggio. Niamey è scritto sul biglietto dopo Parigi e Genova. L’aeroporto Diori Hamani è ancora senza particolari misure di sicurezza. L’aria condizionata è fuori uso e i facchini si contendono le valigie. Il 5 di aprile migrava con me.

L’aria in città è quella del mese più caldo dell’anno. Penetra gli occhi e nella pelle che si scopre asciugata dal vento. Ai bordi delle strade dorme la sabbia espropriata al deserto. Il giorno dopo è per farsi addomesticare dal paesaggio. Si cercano indizi e somiglianze con le afriche conosciute finora. Gli inviti dei minareti alla preghiera diventano familiari come le stagioni. Niamey passa il ponte sul fiume Niger di mattina presto. In questa stagione c’è poca acqua e le isole del fiume resistono per fare il bucato settimanale. Benoit per ultimo è tornato ieri al paese. Sua moglie  è originaria di Sapli in Costa d’Avorio. Si sono sposati prima della migrazione in Algeria. Ha un figlio di 3 anni.

Erano nascoste tra le pieghe di occhi stanchi. Fatte a pezzi come cartoni. Inconfessate come reati. Indocumentate come irregolari. Svendute come i poveri. Trafficate come i mercenari. Inservibili come i diamanti. Uniche come lacrime. Cancellate come sentieri nel deserto. Inutili come merce di scambio. Inaspettate come una sorgente. Innocenti come una promessa. Le storie andavano raccolte ogni giorno prima del tramonto. Messe insieme e custodite come un grembo gravido di futuro. I racconti delle frontiere mai passate e delle solitudini abitate dalla nostalgia. Tre anni persi e trovati tra le borse che parlano in silenzio. Le storie conservano il futuro.

La prima a parlare e partire è stata Judith. Congolese e martire del marito prima e dei gruppi armati poi. Coi figli in Olanda che incominciano a credere nella sua verità. Violentata per mesi nella foresta dai ribelli si negava a credersi ancora una donna. Sorpresa di essere ascoltata decide di mettere per iscritto la violenza mai confessata. La sua famiglia le ha pagato il viaggio di ritorno perché la sua follia si trasformi in sapienza per il mondo. Tre anni fa iniziava a raccontarsi e da allora non si è più fermata. La sua carne ferita e le parole stuprate erano come un’ostia nelle sue mani di donna. Diceva che il suo corpo era la guerra.

Billy arriva col foglio rilasciato dalla prigione. Passaporto falsificato a sua insaputa nel Camerun. Oltre un milione di franchi per entrare in Europa e continuare gli studi. Espulso a Casablanca torna al mittente e la prigione civile lo ospita per qualche giorno. Geraldo ha ascendenze portoghesi per via degli schiavi in Brasile. Alla frontiera col Niger lo hanno spogliato e derubato come i ladroni sulla strada di Gerico. Il samaritano non passava da quelle parti e allora l’hanno abbandonato sulla strada. Era partito da tre anni e dice che è meglio restare al paese come gli diceva sua madre. Mary è venuta per assistere suo marito condannato e cerca i soldi per pagargli un buon avvocato. 

Tre anni non passano mai eppure sembra ieri. A volte sono decenni condensati in pochi giorni. Il tempo è un migrante che aspetta l’occasione buona per andare dall’altra parte. E’ un richiedente asilo che sa di dover aspettare almeno sei mesi prima di ottenere una risposta. E’ un ‘passeur’che traghetta sogni e illusioni attraverso il deserto della realtà. E’ un clandestino che inventa un destino per il clan. E’ come Aliyu che scappa da Kano in Nigeria perché minacciato. Come lui il tempo cerca un rifugio e protezione umanitaria da chi è senza potere. E’ un buon alleato delle donne che resistono ancora. E’ come il secondo ponte di Niamey chiamato dell’amicizia. Come lui è stato inaugurato da appena tre anni.