Scoperto a Genova un giro di prostituzione minorile che coinvolge una ventina di uomini tra 40 e i 60 anni, professionisti e padri di famiglia, tutti indagati per aver sfruttato ragazzini di 12 e 13 anni. I più vecchi, al massimo, ne hanno 17. Qualcuno degli indagati dovrà rispondere anche di violenza sessuale. Ma per la procura questa inchiesta rappresenta solo “la punta dell’iceberg”. Dalle indagini della polizia postale emergono dettagli raccapriccianti: c’era lo “scannatoio, dove poter avere la “carne fresca ma chi non poteva si accontentava di squallidi cinema a luci rosse o di fatiscenti appartamenti in periferia.

Il lavoro degli investigatori è partito da due ex ragazzi prostituti di origine romena che hanno coinvolto nel giro un loro connazionale di 15 anni. Per un po’ quest’ultimo si è prostituito per qualche ricarica telefonica, poi ha iniziato a guadagnare 50, 100 euro ad appuntamento. Il passaparola ha fatto il resto, e tanti altri minorennni sono finiti nella rete. Gli appuntamenti venivano gestiti tramite un sito specializzato in incontri che fornisce anche un servizio di chat.

Gli agenti della polizia postale hanno decriptato il lessico dei clienti, riuscendo a identificarli. Sono padri e mariti, professionisti e insegnanti, artigiani: volevano “carne fresca”; si lamentavano perché “l’ultimo era un ragazzone troppo cresciuto” o perché “aveva la barba”. Li volevano giovanissimi. E se il ragazzino si rifiutava e cercava di andarsene poteva anche essere violentato.

Quelle confessioni sono rimaste impresse nella chat, utilizzata non solo per organizzare gli appuntamenti ma anche per raccontare le esperienze. Il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce ammette che negli uffici giudiziari ci sono più inchieste di questo tipo e che questa inchiesta, coordinata dal pm Di Gennaro, è solo “la punta dell’iceberg”. Un fenomeno “allarmante” e soprattutto molto esteso dicono gli inquirenti tanto che nelle altre inchieste ci sono già decine di indagati.