La prima caratteristica del sistema radiotelevisivo arabo è stata da sempre la transnazionalità. L’eredità culturale delle passate colonizzazioni è rimasta evidente anche dopo le dichiarazioni di indipendenza dei Paesi occupati, influenzandone l’evoluzione e condizionandone le scelte politiche e sociali. Dopo le guerre, il pubblico arabo era uno tra i più corteggiati, e, nel tentativo di conquistarlo attraverso i mass media, l’Italia non a caso ha avuto un ruolo primario.

Nel 1934, Radio Bari, una stazione radiofonica Italiana, in pieno regime fascista, aveva in palinsesto musica orientale e bollettini di notizie in lingua araba. Di li’ a poco, si fa largo nel 1938 la Bbc Arabic Service, e poco tempo dopo è la volta della Rmce ( Radio Monte Carlo Medio Oriente), seguite dalla Voice of America creata negli Stati Uniti nel 1950. Una sorta di corsa tra le potenze colonialiste per rafforzare i legami con le popolazioni arabe.

Questa influenza si sposta più tardi sui canali ricevuti via etere, come ad esempio in Tunisia con l’accordo sperimentale con la Rai del 1960 per la trasmissione, sulle frequenze nazionali, dei programmi del primo canale italiano. Intanto le varie tv pubbliche arabe non sono rimaste a guardare, coscienti di essere attori principali posizionati al centro del mondo: alcuni hanno dedicato un secondo canale tv alla programmazione in altre lingue (inglese, francese, e spagnolo) per recuperare il proprio pubblico anche all’estero, e dare la loro versione dei fatti per combattere l’influenza occidentale.

L’assalto mediatico ha permesso al pubblico arabo di sviluppare la propria difesa dall’informazione manipolata dalla censura e dalla disinformazione, esercitata sia dai propri Paesi, sia dalle voci internazionali. Chi voleva poteva ascoltare più voci. Io stesso, da bambino, nel mio Paese, ho assimilato questa attitudine di confrontare le fonti, e ascoltavo attentamente ciò che diceva la Bbc e le notizie di Radio Montecarlo, prima di passare a quelle nazionali. L’arrivo delle tv satellitari segna un passo importante: spopolano canali di informazione di varie provenienze e tutto diventa più facile e meno controllato: basta installare una parabola per ricevere canali da tutto il mondo. All’inizio due canali dominano la situazione e diventano presto l’unica fonte d’informazione, e non solo per gli arabi, ma anche per l’Occidente: Al Jazeera, la tv del Qatar, e Al Arabiya, tv dell’Arabia Saudita. Negli ultimi tre anni però proprio questi canali, seguendo le rigide linee editoriali legate ai loro proprietari, hanno perso non solo una grossa fetta di pubblico ma sopratutto credibilità e autorevolezza. A insidiarli sono arrivati tanti altri canali ‘all news’ come Al Mayadeen (che registrano altissime audience), oltre a quelle finanziate dai governi occidentali come France24, Bbc Arabic, e Sky News Arabic.

Infatti passano gli anni ma il metodo utilizzato dall’Occidente è lo stesso. Non è una novità arruolare i media nella propaganda per difendere o attaccare una parte piuttosto che un’altra, fa parte della guerra mediatica verso i governi nemici e i regimi che si vogliono abbattere.

Gli esempi sono tanti. Da ricordare proprio durante la guerra del golfo, Al Hurra (La Libera) una tv americana in lingua araba (che ha avuto poco successo) mentre più recentemente sono nate emittenti “libere” come OrientTv e diverse stazioni radiofoniche, tutte finanziate dichiaratamente dai governi francese e americano a sostegno dell’opposizione siriana.

La propaganda nazionale o internazionale non ha più significato: in un mondo che cambia, dove le informazioni passano attraverso vari canali, dal web ai social network, grazie alle tecnologie innovative, i media sono diventati un’arma a doppio taglio: si creano e si smascherano bufale, si diffondono false notizie e si smentiscono, e questo succede anche a colossi come Bbc e Cnn.

Il pubblico arabo oggi è super tecnologico, connesso e molto social: cosciente di essere censurato ha sviluppato di conseguenza un certo tipo di selezione dell’informazione.Abituato a cercare e scegliere altre fonti, la maggior parte degli arabi è in grado di parlare o capire almeno una lingua europea e, soprattutto, ormai riesce a riconoscere le informazioni filtrate e censurate.

Infatti, lo spirito di sopravvivenza e il desiderio di essere informati prevalgono sulle regole di controllo. Il risultato è un pubblico abbastanza informato sui problemi mondiali, consapevole della propria situazione politica, e al contrario di quello che si tende a pensare, è ancora difficile da manipolare dai poteri forti.

Quando invece, credendo di essere già ben informato, smetti di approfondire e di cercare altre fonti, rischi di conoscere un solo punto di vista, che è quello gestito dalle agenzie di informazione. Questo accade oggi anche in Italia, e sono guai.