È l’ente privato e no profit che dal 1998 si occupa dell’assegnazione dei domini e della gestione degli indirizzi ip . È Icann, acronimo di Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, e la sua amministrazione e funzionamento sono affidati al Commerce Department’s National Telecommunications and Information Administration (NTIA), ovvero al Dipartimento del Commercio Usa. Gestisce i 22 domini di primo livello (top level domain, Tld) come .gov, .corn, .edu, .net e gli altri 280 di livello nazionale (.it, .uk, .fr). Tuttavia l’ente ha annunciato la liberalizzazione di altri tld, come “.drink” o “.apple” che, ad esempio, consentiranno alle aziende di rafforzare il proprio brand. Alcuni sono già esistenti (come “.bike”, “.clothing”, “.singles” e “.ventures”) e altri saranno disponibili entro il 2015.

Tuttavia, in futuro, la governance dell’ente potrebbe cambiare: Ntia ha infatti annunciato di volere trasferire la gestione di Icann dagli Usa alla comunità internazionale. Un processo di transizione per il quale il dipartimento del Commercio Usa ha chiesto ai governi e alle compagnie di Tlc a livello globale di elaborare, tra l’altro, un piano per il cambio di amministrazione dei domini di primo livello. La proposta – per gli esperti di diritto digitale Guido Scorza e Fulvio Sarzana – è un gesto di distensione e apertura al confronto dell’amministrazione Obama dopo lo scandalo spionaggio della National Security Authority, rivelato dalla “talpa” Edward Snowden. Un sistema che ha “osservato” anche decine di leader mondiali, incluse Angela Merkel e Dilma Rousseff, e che ha insospettito la Commissione Europea, convinta che la “sorveglianza su scala globale abbia portato a una perdita di fiducia nei confronti della rete e della sua attuale governance”. Ma il processo di transizione e il futuro di Icann, ancora saldamente in mani americane, sono entrambi da scrivere. E l’accordo su scala globale è ancora di là da venire.

Da Il Fatto Quotidiano del 2 aprile 2014