È il 17 luglio del 1987. Patrizia Moretti dà alla luce il suo primogenito. Lei e il marito Lino lo chiameranno Federico. Inizia dal primo giorno dei suoi diciotto anni interrotti il racconto della breve vita di Federico Aldrovandi. Un racconto che Patrizia Moretti ha racchiuso nelle 184 pagine del libro “Una sola stella nel firmamento”.

Il libro, edito da Il Saggiatore, è stato presentato in anteprima nazionale nella sua città, Ferrara. Accanto a lei la coautrice, Francesca Avon, che in oltre un anno di incontri con Patrizia Moretti ha raccolto e tradotto nero su bianco confessioni e ricordi, e Luigi Manconi, senatore Pd che con l’associazione A buon diritto è stato in più occasioni al fianco degli Aldrovandi.

È lui a ricordare le “contraddizioni che ancora oggi rimangono aperte” in questa vicenda, scandita da “una verità giudiziaria che è un terribile atto di accusa sia verso i responsabili materiali dell’omicidio, sia verso una struttura che ha consentito che quell’omicidio avvenisse e che ha portato ad alterazioni e falsificazioni dei fatti”. È questa “l’operazione atroce che emerge dal libro: qui sta la doppia morte di Federico Aldrovandi”.

Una doppia morte perché “accanto alla vittima lasciata sull’asfalto, a quella morta in una cella o dentro un Cie si applica un processo di stigmatizzazione, di deformazione della sua identità. Così e successo con Aldrovandi, come con Cucchi, Uva e tanti altri. La morte fisica viene seguita da un processo di degradazione dell’identità della vittima, un linciaggio della sua biografia”. Ecco allora la necessità di un qualcosa che “ci restituisca questa parte di vita, una vita interrotta ma che è iniziata e ha compiuto un percorso: un modo per far riconquistare a quelle identità spente in poche righe di cronaca nera di giornale una vita vissuta, una storia vera”.

E nel riconsegnare i diciotto anni di Federico, ucciso il 25 settembre del 2005, “è servito un processo di emancipazione dal dolore, il più intimo dei dolori, quello della morte di un figlio – continua Manconi -, che da un peso da coltivare nella sfera privata è diventato una straordinaria risorsa pubblica, un percorso verso la conoscenza che coinvolge la collettività”.

È stata proprio questa trasposizione dal privato al pubblico a convincere Francesca Avon a scrivere “Una sola stella nel firmamento” (titolo tratto da una poesia di Gibran): “è la fusione dell’ordinario con lo straordinario che colpisce. Lo straordinario è quanto successo quel 25 settembre e quanto avvenuto dopo. L’ordinario è una madre che ama il mare e la musica, ha due figli adolescenti e li vuole veder crescere”. Per questo Patrizia Moretti “non è un’eroina, è una donna con una grande forza che ha permesso di trasformare questo dolore in qualcosa che ci riguarda tutti”.

Il loro incontro è avvenuto dopo il noto sit-in del Coisp del marzo 2013. “In quel momento – rivela la madre – avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a trovare una chiave di lettura di questi anni. E il dialogo con Francesca è stato molto utile, mi ha fatto bene”. Il risultato è stato questo libro, “che vuole raccontare dell’amore di Federico”. Un riscatto post mortem contro chi “ne ha parlato in tribunale come di un animale da sezionare. Vorrei che servisse a far imparare qualcosa a tutti. Spero che la storia di Federico sia un contributo a un futuro migliore”.