La rivoluzione digitale sta velocemente ridisegnando i parametri del diritto d’autore. Questo blog nasce per dare voce a tutti i creativi italiani che credono e difendono la cultura e chi la fa. Perché attraverso il diritto d’autore, si tutela la libertà degli autori.

Libera e indipendente: due caratteristiche fondamentali per me. La Siae è un presidio di libertà per tutti e costituisce il pilastro che sostiene e rappresenta tutti i creativi, ecco perché ho accettato di esserne il Presidente. E ho accettato di lavorare nella direzione della semplificazione e della trasparenza, perché la Siae ritorni ad essere – come mi piace dire – una casa di vetro, senza angoli bui.

Quando, nel 1882, Verdi, Carducci e tutti gli altri promossero e fondarono la Siae, lo fecero per poter gestire i loro interessi senza dover rispondere ad alcun potentato economico o politico.

Un principio da difendere oggi come allora e che, come tutto ciò che è libero, spesso si trova a fronteggiare gli attacchi di quelli a cui questa indipendenza non conviene.

Il diritto d’autore è aggredito da tutte le direzioni, ad esempio per quanto riguarda l’equo compenso e la copia privata, ma pare che nessuno si ponga il dubbio più semplice: cui prodest?

A chi è che conviene battersi con tutte queste energie contro il diritto d’autore? Ai consumatori come spesso viene banalmente detto? Io credo di no. Bisogna alzare il velo, e scavare un di più sotto la superficie.

Partiamo da un equivoco, una semplificazione che è necessario chiarire: la copia privata non è una tassa. È un equo compenso per il diritto d’autore. Un equo compenso che tra l’altro esiste già, ed è un principio accettato e legalizzato da varie sentenze.

Guardando un po’ più in là del proprio naso, è evidente che tra i primi a trarre un vantaggio dalla lotta al diritto d’autore ci sono le multinazionali, che non intendono compensare chi crea prodotti per i loro supporti, in una logica  in cui l’unico obbiettivo è guadagnare di più. Un mio pensiero? Legittimo sospettarlo, del resto sono autore e rappresento la Siae per di più. Eccovi un dato oggettivo allora: nel nostro paese il prezzo dei dispositivi è più alto che in altri dove il diritto d’autore è maggiore. In Italia, infatti, il prelievo è lo 0,13 per cento del prezzo dell’hardware, mentre in Francia è l’1,13 e in Germania, addirittura il 5,13…E perché nessuno ha mai sollevato questa obiezione nei confronti del cd ad esempio? La matematica non è un’opinione.

Scavando ancora un po’, sempre nei fatti reali: le suddette multinazionali non generano occupazione in Italia, né pagano le tasse nel nostro paese. Io questa la chiamo concorrenza sleale nei confronti delle aziende italiane.  

Provate per un attimo a far tacere il ritornello che arriva, in continuazione e da più direzioni, da cori (liberi?) sul fatto che l’adeguamento – perché di questo si parla – ricadrà sui consumatori, e ragionate sui questi pochi ma fondamentali dati. Chi è che si arricchisce annullando il diritto d’autore? Le conclusioni le lascio a voi…

Io intanto sono qui per difendere il mondo della creatività e della cultura e la sua libertà. Certo, avremmo bisogno che anche la politica raccogliesse questa sfida – perché ormai di sfida si tratta – tra gli interessi economici di soggetti estremamente potenti e il piccolo Davide che deve combattere con un numero imprecisato di Golia. Spero che anche la politica si accorga che uno dei beni più importanti che ha l’Italia è proprio la sua capacità di creare, di creare grande bellezza.

di Gino Paoli