Appena dieci parole: “Le sia riconosciuto lo status di Regione a statuto speciale”. Il telegramma è stato recapitato al governo. Mittente il Veneto che dopo due giorni di discussione in aula ha votato sì. Contrario solo il consigliere della Federazione della Sinistra veneta, mentre il Pd ha preferito far finta di nulla: uscire dall’aula e non partecipare al voto. Il giorno dopo l’arresto di 24 indipendentisti, la politica tenta di dare una risposta istituzionale al malcontento alimentato anche dall’operazione del Ros dei carabinieri. Già pochi giorni fa il Palazzo guidato da Luca Zaia aveva avviato l’iter per realizzare un referendum per l’autonomia territoriale.

Troppo poco? Tra le province di Verona, Padova, Treviso e fin su a Belluno, ovunque cresce la rabbia e la consapevolezza che “un popolo non dovrebbe chiedere l’indipendenza ma dovrebbe prendersela”. L’ha detto nel 1997 Flavio Contin, l’ideatore dei Serenissimi, dopo aver assaltato il campanile e lo ha ripetuto in ogni intervista concessa fino a mercoledì 2 aprile, quando è stato arrestato seppur lasciato ai domiciliari. L’ultima volta l’ha ripetuto appena tre settimane fa al Corriere del Veneto commentando il risultato del referendum online cui hanno partecipato oltre due milioni (cifra contestata e ridimensionata a 150mila) di cittadini invocando l’addio a Roma. “Tutto inutile – disse Contin – Quello che serve oggi non sono i referendum ma il coraggio”.

Nel garage a casa sua in via Amadio a Casale di Scodosia mercoledì mattina i carabinieri hanno sequestrato il tank che venne usato per l’assalto al Campanile San Marco 17 anni fa e ne hanno portato via anche un altro gemello trovato in un capannone abbandonato, ma hanno alimentato e lasciato tra queste zone un tempo ricche e oggi uccise dalla crisi, ancora più rabbia e voglia di indipendenza. “Da uno Stato che vien qui solo a batter cassa e portar via i nostri uomini migliori”, bofonchia tra una sigaretta e un’altra Antonio Balbo. Lui abita davanti a Contin. Dopo pranzo si sposta al bar. Trecento metri da via Amadio. La caffetteria di piazza Aldo Moro è il luogo di ritrovo, dove anche Contin passava del tempo. E Zaia, la Lega, il Movimento 5 Stelle: potrebbero inventarsi qualunque cosa ma tanto quaggiù, tra i quartieri desertificati dalla crisi e un Comune commissariato che non riesce a rattoppare neanche le strade, non ci credono più alla politica . “Tutte balle”, commentano. “Ce ne fossero di Contin varda, un eroe”. E l’operazione del Ros diventa “l’invasione da parte dello Stato”, gli arresti, come quelli seguiti all’assalto del Campanile del 1997, son “una presa in giro, hanno paura questi qui: da retta a mi”, suggerisce convinto Balbo. L’altro giorno, racconta, “sembrava fossero venuti per far la guerra”.

I volti chiusi e diffidenti del mercoledì si sciolgono, gli stessi che appena 24 ore prima hanno evitato i giornalisti ora parlano tranquillamente. Perché? Perché hanno sentito i tg, letto i quotidiani. “Ci siamo informati ecco, sai come si dice qui da noi no? Per saver la verità bisogna sentir do busiari”. Ridono. Qualcuno al telefonino si fa sentire: “Ah non venir col trattore che t’arrestano sa”. Poi mette giù e annuncia: “Mi vado a Treviso dal Busato”. Cioè Gianluca Busato, promotore del referendum su Plebiscito.eu che la sera del 2 aprile in piazza dei Signori ha indetto una manifestazione cui ha partecipato Marilena Marin, la moglie di Franco Rocchetta, fondatore della Liga Veneta, ex parlamentare e sottosegretario, arrestato mercoledì assieme agli altri. Ricordati, ribatte Toni, “i popoli se mazza e i re se abraza” (i popoli si ammazzano e i re si abbracciano). “Ricordati ti: io mi non son sior né conte, io son Togno”. In Veneto c’è un detto secondo cui Tonio fa la roba, il signore la gode e il conte la mangia. Dialoghi come questo si ripetono qui in provincia, a Padova città. Ovunque.

La rabbia è tanta. Gilberto Buson, componente del nucleo storico dei Serenissimi insieme a Contin e Faccia, inquadra così quanto sta accadendo: “El sciapo de piegore ora va da se” (Il gregge di pecore, non inteso in questo detto in senso dispregiativo, ora è in grado di andare da solo). Buson era ed è uno dei capi dei Serenissimi, tra i primi ad aver giurato fedeltà alla Repubblica Veneta e a parlare d’indipendenza e separatismo quando, prima del 1997, era un reato anche solo dirlo. Che significa? Toni spiega: “Che c’è una massa ora, un gruppone… capito? Lui dice che non serve più, c’è un popolo. Siam tutti terroristi? Fidate de no o comunque non lo siamo per tutti, anzi”.

Lo scorso luglio a Rosà, un paesino fuori Vicenza, il sindaco leghista ha intitolato una via a Bepin Segato, arrestato dopo l’assalto in San Marco e morto nel 2006, dopo il carcere, a soli 52 anni. Contin commentò: “Il Carroccio non è degno neppure di pronunciare il nome di Bepin”. E lo diceva anche a Bossi, quando il leader della Lega Lombarda arrivava quaggiù nei primi anni ’90 a tentar di parlare con la Liga e unirla, come poi fece, nella Lega nord. Ma Contin è sempre stato contrario: “Ti pensa a Milano e la tu regione, qui lassa far a noaltri”. Indipendentisti in tutto. E sempre.

Da Il Fatto Quotidiano del 4 aprile 2014