Questa settimana, l’Europa ha riacquistato un frammento di ragione, buon senso ed umanità (quel combinato disposto che tanti classificano alla voce “buonismo”) che anni di propaganda militare anti-migrante, sembravano aver fatto smarrire: appena due giorni prima che il parlamento italiano mandasse in soffitta il reato di immigrazione clandestina, depenalizzandolo, il governo olandese decideva di abbandonare definitivamente il piano di criminalizzazione dei migranti, ormai ad un passo dall’essere approvato. La coalizione liberali-laburisti attualmente alla guida dei Paesi Bassi aveva infatti inserito nel 2012, l’introduzione del reato di immigrazione clandestina tra i punti del programma di governo e nonostante le proteste della base del Pvda, i laburisti olandesi, il partito aveva suo malgrado accettato di votare a favore della misura, che prevedeva fino a quattro mesi di carcere oppure un’ammenda di 3900 euro. La legge prevedeva anche l’introduzione di una quota di almeno 4000 immigrati irregolari da espellere ogni anno e poteri straordinari alla polizia per perseguire un reato che, nell’idea della destra del Vvd -il partito del premier Mark Rutte- sarebbe stato inserito in cima alle priorità dell’azione repressiva del governo. Unica concessione ottenuta dai laburisti, l’esclusione dei bambini dalle misure di espulsione.

Il voto era previsto già ad inizio anno ma il crollo della coalizione di governo nei sondaggi e l’indignazione seguita alla campagna “anti-marocchini” di Wilders delle ultime settimane, ha riaperto la partita; determinante anche l’inamovibile posizione di un piccolo partito di ispirazione religiosa, il Christian Unie, che ha posto come condizione irrinunciabile al proprio sostegno -determinante- al governo presso la Eerste Kamer (il senato olandese) l’abbandono del piano. Dopo il terremoto elettorale alle amministrative del 19 marzo che ha visto dimezzare i voti dei laburisti, il leader Diedrik Samsom, che aveva messo definitivament a tacere la rivolta interna contro il si al reato di immigrazione clandestina, si è trovato davanti ad un dilemma: andare comunque avanti con il piano, accettando -al senato- di scavalcare il no senza compromessi del Christian Unie con i voti del Pvv (circostanza ventilata dal partito del premier) oppure sfilarsi dall’accordo.

Il disastro delle amministrative e la sceneggiata televisiva di Wilders al grido di “meno, meno, meno marocchini” sono state certamente le ragioni alla base del repentino cambiamento di rotta dei due partner di governo: cosi il Pvda ha “fatto qualcosa di sinistra”, anche se il premio per la solidarietà va certamente al partitino Christian Unie, il Vvd ha ottenuto in cambio un taglio alle tasse dei ceti medio-alti (questa la condizione imposta ai laburisti per il completo abbandono del piano) e l’Olanda ha evitato la follia giuridico-amministrativa innescata in Italia negli anni di applicazione della Bossi-Fini. La questione degli irregolari viene cosi strappata al circuito penale e torna nell’alveo amministrativo, stretta  tra decisioni di burocrati e fogli di via, ma certamente fuori dalla criminalizzazione di principio voluta dalla Lega nel 2002 che la destra olandese avrebbe voluto emulare oggi. Appena un mese fa, la lista dei paesi europei che prevedeva il carcere per l’immigrazione clandestina, rischiava con i Paesi Bassi di salire a 9. Oggi, scende a 7.

Un piccolo ma significativo passo.