Un colloquio cordiale. Così, a quanto si apprende, è stato l’incontro di questo pomeriggio in Vaticano tra papa Francesco e il premier Matteo Renzi, accompagnato nella sua visita in forma privata al Pontefice dalla moglie e dai tre figli. Una visita durata in tutto oltre tre quarti d’ora – quindi anche più di quella di ieri della regina Elisabetta – ma che più che uno sfondo politico ha voluto avere un carattere del tutto informale: quello di una famiglia di cattolici praticanti che desideravano incontrare il loro Papa.

E’ per questo che dall’incontro – che peraltro doveva rimanere riservato e su cui dalle fonti vaticano è stato mantenuto un riserbo assoluto – il premier non sembra attendersi ricadute di tipo politico. Lo si è voluto più come un’occasione speciale per una famiglia. La durata è comunque significativa, anche se non tutti i 45 minuti sono stati con il Papa si apprende in Vaticano, sintomo anche di una particolare cordialità. Durante l’incontro il Papa ha anche scherzato con i tre figli del premier, chiesto dei loro studi. E ha parlato con i coniugi Renzi della loro vita familiare e religiosa. La partenza poco prima delle 18.30, a bordo di un pulmino, mentre l’auto con cui erano arrivati era stata già portata via.

Ma oggi, indirettamente, un piccolo “assist” a Renzi l’ha dato anche il Papa, nel colloquio registrato con alcuni ragazzi fiamminghi e andato in onda sulla tv belga Vrt, facendo un elogio dei “giovani politici” che “parlano una nuova musica”. Rispondendo a una delle domande, Bergoglio ricorda infatti i suoi incontri con alcuni “giovani politici” argentini, affermando di avere fiducia in loro e nella loro voglia di concretezza: “E sono contento – spiega – perché loro, siano di sinistra, siano di destra, parlano una nuova musica, con una nuova musica, un nuovo stile di politica. E quello a me dà speranza. E io credo che la gioventù, in questo momento, deve prendere la luce e andare avanti. Che siano coraggiosi! Questo a me dà speranza”.

Nell’intervista Papa Francesco ricorda come il cuore del Vangelo siano i poveri e come parlare di loro non voglia dire essere per forza “comunista”. I poveri sono al centro della sua predicazione perché sono al centro del Vangelo. E i libri degli evangelisti, in una versione tascabile, saranno distribuiti gratuitamente in piazza San Pietro nel corso dell’Angelus di domenica 6 aprile. Bergoglio ha più volte invitato a leggerne qualche pagina al giorno, magari anche sul bus. E per chi non lo dovesse avere, ecco domenica il regalo del Papa.

Papa Francesco dunque, dopo le interviste con i grandi giornali, e dopo il colloquio con la radio di Bajo Flores, ‘villa miseria’ di Buenos Aires, rilascia un’intervista tv a un gruppo di ragazzi perché è un’occasione preziosa – dice – poter dare risposte all’inquietudine dei giovani.

Quindi la domanda sui poveri a cui il Papa risponde: “Ho sentito, due mesi fa, che una persona ha detto per questo: ‘Ma, questo Papa è comunista!’. E no! Questa è una bandiera del Vangelo, non del comunismo”. Il Papa invita poi i ragazzi a non fare distinzioni: “Tutti siamo fratelli. Credenti, non credenti, o di questa confessione religiosa o dell’altra, ebrei, musulmani, tutti siamo fratelli” perché “l’uomo è al centro della storia, e questo per me è molto importante: l’uomo è al centro. In questo momento della storia, l’uomo è stato buttato via dal centro, è scivolato verso la periferia, e al centro, almeno in questo momento, è il potere, il denaro e noi dobbiamo lavorare per le persone, per l’uomo e la donna, che sono l’immagine di Dio”.

Bergoglio poi parla di sé dicendo che come tutti qualche volta ha sbagliato, per esempio – dice – “ero troppo autoritario, poi ho imparato che si deve dialogare”. E con una grande sincerità aggiunge: “Io non direi che da tutti i miei sbagli ho imparato: no, credo che da alcuni non ho imparato perché sono testardo – ammette ridendo – e non è facile imparare. Ma da tanti sbagli ho imparato e questo mi ha fatto bene”. E ancora: un Papa ha paura e di che cosa? “Di me se stesso”, risponde ancora con un sorriso rivolto ai giovanissimi ‘giornalisti’. “Tutti abbiamo paura” ma “non dobbiamo preoccuparci di avere paura”.

Il coraggio però è necessario se si vuole annunciare il Vangelo, considerato che anche oggi chi parla di Cristo rischia di essere perseguitato. Papa Francesco ha detto questo nella messa di stamani a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha ribadito che oggi ci sono più martiri che nei primi tempi della Chiesa ed ha esortato i fedeli a non avere paura di incomprensioni e persecuzioni. E poi ha sottolineato che ci sono stati “profeti” perseguitati dalla stessa Chiesa. “Anche tanti pensatori nella Chiesa sono stati perseguitati. Io penso ad uno, adesso, in questo momento – ha affermato il Papa ricordando, pur senza citarlo esplicitamente, Antonio Rosmini – non tanto lontano da noi, un uomo di buona volontà, un profeta davvero, che con i suoi libri rimproverava la Chiesa di allontanarsi dalla strada del Signore. Subito è stato chiamato, i suoi libri sono andati all’indice, gli hanno tolto le cattedre e quest’uomo così finisce la sua vita: non tanto tempo fa. E’ passato il tempo ed oggi è beato. Ma come ieri era un eretico e oggi è un beato? E’ che ieri quelli che avevano il potere volevano silenziarlo, perché non piaceva quello che diceva. Oggi la Chiesa, che grazie a Dio sa pentirsi, dice: ‘No, quest’uomo è buono!’ Di più, è sulla strada della santità: è un beato!”.