Finiscono i soldi e l’istituto di ricerca sopprime mille topi da laboratorio. Succede a Santa Maria Imbaro, in provincia di Chieti. Da anni il centro Negri Sud naviga in brutte acque, ma ora la situazione è diventata insostenibile. La crisi finanziaria in cui versa la struttura, in perdita di 4 milioni 600 mila euro, sta investendo i ricercatori. Su 100 dipendenti e 70 borsisti, si parla di 30 licenziamenti e altrettanti part time. Per ora, tuttavia, a pagare il prezzo più alto della mancanza di fondi e commesse, sono state le piccole cavie.

Il laboratorio di Metabolismo lipidico e tumorale è stato il primo a chiudere i battenti, il responsabile si è trasferito a Bari e ha portato con sé circa 800 topi bianchi, usati per la ricerca sul cancro. Gli animaletti rimasti nello stabulario nei sotterranei del Negri Sud, sono stati “sacrificati”, soffocati col gas nelle loro gabbie.

La notizia ha scatenato le immediate proteste degli animalisti. “Come i nazisti, anche al Mario Negri Sud hanno pensato bene di ammazzare con le camere a gas tutti gli animali, trattandoli da esseri inferiori degni di ogni tortura”, scrive in un comunicato al vetriolo Walter Caporale, rappresentante degli Animalisti italiani e consigliere regionale.

Per Tommaso Pagliani, ricercatore e direttore amministrativo della Fondazione Negri Sud da dicembre 2013, si è trattato di una decisione dettata dalla contingenza. “Di cose da fare ce ne potevano essere tante”, dice Pagliani, “forse non è stata la migliore. Tutte le scelte che vengono prese in situazioni di dissesto economico sono dettate dall’urgenza e dalle decisioni del consiglio di amministrazione. In questo caso, è scaturita anche dai costi elevati per la gestione, da obblighi di legge e indicazioni sanitarie, oltre che da questioni di opportunità. Si tratta in gran parte di animali transgenici, molti dei quali progettati per sviluppare malattie come i tumori, che poi i ricercatori contrastano: la loro sopravvivenza all’esterno è qualcosa che non si po’ garantire. Alcuni dei topi soppressi erano in condizioni di salute non buone, è stato anche un atto caritatevole”.

Ma di topolini che rischiano di fare la stessa fine ce ne sono ancora a centinaia nell’istituto, e tra loro molti sono appena nati. “Siamo ben contenti e pienamente disponibili a darli in adozione”, annuncia Pagliani, “abbiamo avuto diverse richieste da privati e associazioni, bisogna solo aspettare che crescano un po’”.