Il titolo, di per sé, promette sconvolgimenti e turbamenti. Ma non è facile immaginare nel dettaglio che cosa è possibile trovare all’interno di un libro chiamato “Pornoterrorismo” prima di averlo letto. Bisogna scorrere riga per riga, aggrappandosi alle “parolacce” lanciate come sassi contro il perbenismo linguistico, alle immagini delle performance che oltrepassano la norma della sessualità convenzionale e socialmente accettata come giusta, ai ricordi di un’educazione sentimentale perturbante, per riuscire ad entrare nel mondo dell’autrice, Diana J. Torres, performer e attivista che si occupa di post-pornografia. Si chiama così, “post-porno”, il movimento che rivendica la ridefinizione della pornografia facendola diventare uno strumento di affermazione della libertà sessuale e una via di ribellione al sistema maschilista e, usando l’espressione del filosofo francese Jacques Derrida, “fallologocentrico”.

Mettere in correlazione la filosofia decostruzionista, o in senso più ampio, post-strutturalista, con il lavoro di Diana J. Torres non è fuoriluogo. Anzi. La performer e attivista spagnola, classe 1981, conosciuta soprattutto con l’appellativo di ‘Pornoterrorista’, da dieci anni si dedica allo studio delle critiche del sistema che traduce in performance fatte di corpi nudi, liquidi organici, pugni chiusi foderati di lattice, lacci, fasce, gemiti e grida che diventano poesie da titoli come “Transfrontiera“, “Metasexual“, “Tremenda aurora“, “Senza istruzioni non sapranno come vincerci“. Messe in scena che rientrano nella migliore tradizione del teatro della crudeltà, ma nemmeno questa è un’etichetta che le si addice appieno. La Pornoterrorista non ama le definizioni e rifiuta anche il modo convenzionale con cui viene inteso il femminismo, che secondo lei assume una connotazione troppo legata al concetto di liberazione delle donne escludendo, in modo sbagliato, la prostituzione, il porno, il sadomaso e lasciando fuori uomini e transessuali.

Come si legge nell’introduzione a cura di Slavina, anche lei performer e attivista post-porno, il testo di Torres è un’autobiografia in forma di saggio, scritta con la rabbia di chi ha capito che non è un segnale di buona salute essere perfettamente integrate in una società profondamente malata, dominata com’è da logiche di profitto, ingiustizie, sfruttamento. Per sollecitare il pubblico alla presa di consapevolezza, Torres ha scelto di esibirsi con il suo corpo nudo, fuori dai canoni di bellezza convenzionali, che diventa un terreno di battaglia a ogni esibizione.

Non sorprende che il libro abbia faticato a trovare una casa editrice italiana con la voglia di pubblicarlo. Questo nonostante sia già uscito in Spagna e in parte del Sudamerica e nonostante la Pornoterrorista sia ben conosciuta nell’ambiente, essendo anche tra le organizzatrici del Festival Muestra Marrana di Barcellona , che dà visibilità a sessualità marginali e che fa circolare produzioni indipendenti che superano i confini di ciò che comunemente è considerato pornografico. Alla fine, comunque, una casa editrice è stata trovata. Si tratta di Malatempora che, a causa della mancanza di risorse, ha dovuto lanciare un fundraising per le spese del tour di presentazione del pamphlet. L’iniziativa, grazie alla mobilitazione del web, è andato a buon fine. Quindi, nonostante le difficoltà, la Pornoterrorista arriverà in Italia. Il primo incontro è fissato a Palermo per il 9 aprile. Seguono Napoli, Roma, Bologna, Genova, Milano e Torino.