Non so se Renzi riuscirà a cambiare volto al Senato. Annoto due o tre cose che però, alla velocità della luce, stanno cambiando modalità e contenuti di chi, legittimamente, critica queste riforme. Lo annoto perché al netto della bontà o meno delle riforme, Renzi ha già sfatato un primo mitologico pensiero di tanto giornalismo politico. L’idea che cane non mangi cane.

Il fatto che ponga, quale priorità, la soppressione delle cariche elettive del Senato dopo averlo fatto con le Province ha posto il premier in una duplice posizione di forza: una prima legata alla forzata rimozione degli apriscatole con cui si voleva sovvertire il Parlamento di grillina memoria, ed una seconda legata a quella locuzione“ svolta autoritaria” che rappresenta un evergreen di tanto antifascismo salottiero.

In merito agli apriscatole riposti parla, per tutti, la lettera al Corriere della Sera, paludata e formale, e con cui il deputato Di Maio ha ufficializzato la difesa del bicameralismo e del Senato, illibato nel suo indipendentismo politico, quale esempio di buon governo. Non so se l’abbia scritta sotto dettatura, ma un testo del genere rappresenta, plasticamente, un poco virtuoso immobilismo.

Il secondo punto è venuto a sostituire le ore di noia televisiva in cui una fetta del giornalismo più o meno militante ci ricordava che l’idea di una eclisse del Senato non andava presa in considerazione proprio per il detto di cui sopra, per cui un cane non mangia un proprio simile.

Delle giunte provinciali si è fatto uno spezzatino che, apparentemente, è già stato digerito. E, a giudicare dalla determinazione, il Senato pare seguire analogo trattamento. Da qui, accertata l’esistenza di politici cannibali, ecco spolverare il rischio autoritario. Or tale assunto viene sbandierato sul triplice presupposto: una legge elettorale immonda accompagnata dalla sparizione di una delle Camere, garanzia di ponderatezza, e che trionfa in un premierato forte (padronale), non può che riservarci amare sorprese. Al pari del “ regime “ che Berlusconi starnazzava ogni due per tre, la deriva autoritaria, gridata ai quattro venti, ha accompagnato questo ultimo ventennio di vita politica.

Mentre le prime due idee sono effettivamente cantierate, della terza non c’è traccia nemmeno della gara di appalto. La cosa non è di poco conto perché smonta, in un nano secondo, le ipotesi più catastrofiche, facendo rientrare la questione nell’alveo della opportunità o meno di dare a queste riforme ( a mio parere necessarie ) quella tal veste piuttosto che la tal altra.

Sono altre, secondo me, le critiche che si possono rivolgere a Renzi. E sono tutte critiche che, a sinistra, paiono dimenticate. La questione dei diritti e delle garanzie non trova ospitalità prima ancora che nei programmi, mi sembra, nella testa di Renzi e del suo gruppo dirigente. E se è auspicabile che la sfera pubblica di uno Stato pasticcione e, talvolta, ladro e inconcludente si rimpicciolisca è detestabile che la giustizia sociale non trovi nello Stato e nelle sue istituzioni, il garante e promotore.