L’ultima idea ce l’hanno fatta conoscere ieri: sostenere i nuovi romanzi attraverso una forma di crowdfunding che potremmo chiamare partecipativa e proattiva. In pratica ogni mese sul sito www.bookabook.it saranno presentati tre inediti, con ampie anteprime gratuite che i lettori potranno leggere, valutare, eventualmente sostenere con un contributo minimo di 3 euro e che soprattutto, e qui sta la vera novità, potranno promuovere sui social network. L’idea è venuta a due giovani imprenditori, Emanuela Furiosi e Tommaso Greco, e a due noti agenti letterari, Marco Vigevani e Claire Sebastié-Garat. Ma qui di idee ce ne è più di una.

Raccogliere soldi on line per sostenere la pubblicazione di libri in realtà non è proprio una novità, ci aveva già provato con successo Luca Sossella Editore col romanzo di Gabriele Frasca Dai cancelli d’acciaio. Ma nel progetto bookabook c’è qualcosa di più, la voglia di costruire una vera e propria community editoriale italiana, la prima, in cui si possa instaurare, fin dalle pagine iniziali di un romanzo o di una saggio, un rapporto duraturo di complicità ed empatia fra autore e lettore. Una linea di dialogo e di confronto, forse addirittura una sorta di relazione “professionale” in cui l’autore può sondare il proprio scritto prima ancora di farlo diventare libro. Può tastare il polso ai propri lettori, i quali potrebbero in prospettiva diventare anche una sorta di collaboratori esperti dell’autore.

In realtà questo processo collaborativo di dialogo può andare ben oltre e assumere la dimensione del club di autore, come dire una comunità di parola, un luogo dove i fan che attraverso l’attività di social networking possono attivare un passaparola finalizzato non solo a diffondere le opere dell’autore preferito, ma anche a sostenerne l’attività attraverso la raccolta fondi. Come vogliamo chiamarla, editoria partecipata? scrittura partecipata? mecenatismo innovativo? creatività collaborativa? Più propriamente penso che sia un mix di tutto ciò e proprio per questo penso che ci sia dentro qualcosa che finora non avevamo ancora visto. Perché una cosa è certa, questo tipo di attività contiene in sé un elemento noto, ma fino ad ora non sufficientemente esplorato, ossia l’influenza che il lettore ha sull’autore, la spinta che quest’ultimo riceve dalla discussione diffusa che il suoi lettori generano attorno al testo e che, pur partendo da questo, è indipendente dal testo stesso. Insomma quella collaborazione creativa di cui parlava Jorge Luis Borges per cui un libro non è mai uguale a se stesso perché il testo è arricchito e mutato dagli occhi e dai pensieri della totalità dei suoi lettori nel corso del tempo.

Naturalmente questo è un aspetto che probabilmente va molto oltre le intenzioni degli ideatori di bookabook, certamente più preoccupati, a ragione, di trovare delle strade per consentire al libro una nuova vita, in un momento in cui l’editoria sembra vivere una crisi identitaria, schiacciata o stirata dalle spinte opposte esercitate dal mercato tradizionale, dalle innovazioni digitali e dai fenomeni di pirateria che anche in questo settore stanno assumendo dimensioni preoccupanti.

Ma il fatto che per trovare punti di equilibrio fra queste spinte contrapposte si sia deciso di mettere al centro del processo il lettore, non solo intaccando l’intoccabilità della figura dell’autore, ma addirittura ponendola allo stesso livello del lettore, se non addirittura in posizione subordinata è emblematico di un cambio di paradigma culturale, profondo e non passeggero.