“No, no guardi non m’interessa la vostra proposta, non credo più a nessun partito”. “Signora non siamo un partito, bensì un movimento composto da diverse realtà associate. “Grazie lo stesso non m’interessa”. “Signore metterebbe una firma per far presentare la lista Tsipras alle elezioni europee?”, “Sono di sinistra dal ’48, che pensa! Dall’attentato a Togliatti, ho votato da sempre per voi ma ora litigate di continuo, poi senti compagno, ho due nipoti disoccupati e devo aiutare mio figlio, c’ho altro per la testa, chi mi aiuta?”. Ora cosa gli dico, d’aver fiducia? “Signorina conosce la lista Tsipras?”, “Beh si però…non so vabbè, vi metto la firma, ma ho tanti dubbi…ma a cosa serve questa lista?”. “Sinistra, sinistra non mi parlate di sinistra, ma dov’è finita? Siete scomparsi e vi fate vedere solo alle elezioni, ho mio marito su una sedia a rotelle e il respiratore vicino, ora ci tolgono anche il sostegno cosa faccio? Mi faccia il piacere…”

Al banchetto del mercato rionale di piazza Capitini, zona Barca di Bologna, in due ore abbiamo comunque raccolto 15 firme, non sono poche considerando il tipo di pubblico, prevalentemente di anziani, e l’atmosfera non è affatto felice: molte persone hanno visibilmente problemi economici, di salute e soprattutto difficoltà esistenziali. Le periferie non sono come il centro, si tocca con mano che la crisi ha prodotto un peggioramento generale delle condizioni di vita.

Non poche persone sono arrabbiate con tutti e non voteranno, una parte riafferma l’appartenenza fedele al Pd, molti hanno segnate sul volto le loro fatiche e si scansano. Però c’è chi invece ascolta e magari non firma perché non è convinto, i giovani reagiscono in genere peggio, sono molto ostili. C’è una parte che firma aggrappandosi a qualcosa di diverso, è uno spaccato di società duro, e parliamo di gente che comunque viene a fare la spesa quindi almeno ha una pensione o un reddito.

La crisi sta affondando le condizioni di vita di milioni di persone, la sfiducia è il sentimento più diffuso, la gente non andrà a votare o si getterà su chi gli trasmette la rabbia che ha in corpo. Una società più frantumata, fatta di solitudini, incertezza e anche disperazione. Per far rialzare la testa alla gente non bastano vaghe promesse, occorrono atti concreti, occorre spostare risorse dalla rendita al welfare, che può creare redistribuzione e più fiducia.

La sinistra italiana può risollevarsi se ricostruisce un progetto di società in cui le priorità siano il lavoro, la solidarietà, la giustizia sociale, il perseguimento della corruzione, per far questo occorre una dura lotta che non è ancora iniziata.