Fabio Fognini contro Andy Murray, Italia contro Gran Bretagna. Per tornare fra i grandi del tennis mondiale, ovvero nelle semifinali di Coppa Davis, dove gli azzurri mancano dall’ormai lontano 1998. Mentre l’ultima finale dei britannici risale addirittura al 36 anni fa. L’occasione della vita per entrambi, insomma. Ma soprattutto per l’Italia la sfida che va in scena a Napoli da venerdì a domenica ha un valore particolare: dopo anni bui passati tra Serie B e Serie C, il tennis azzurro deve confermare il suo momento di rinascita, testimoniato dai risultati a livello di nazionale (con il ritorno nel World Group nel 2012) e individuale (con l’esplosione di Fognini).

Proprio il match tra Fognini e lo scozzese Murray, in calendario domenica a partire dalle 11.30, sarà l’evento clou della tre giorni. Fino solo a un anno fa il pronostico sarebbe stato chiuso sulla carta. E invece adesso la situazione è diversa. Murray è stato uno dei pochi in grado di spezzare il dominio dei fantastici tre (Roger Federer, Rafael Nadal, Novak Djokovic): nel 2009 è stato numero 2 del ranking; nel 2012 si è aggiudicato l’oro olimpico ai Giochi di Londra; nel 2013 è riuscito a riportare a casa il trofeo di Wimbledon, che alla Gran Bretagna mancava dalla vittoria di Fred Perry nel 1936.

Sembrava un’ascesa inarrestabile. E invece dopo quello storico trionfo qualcosa si è inceppato: risultati deludenti sia agli Us Open 2013 che agli Australian Open 2014 (eliminato nei quarti da Federer); tanto da scivolare, complice anche un infortunio e un’operazione alla schiena, all’ottavo posto della classifica. Fognini, invece, è lanciato verso la Top Ten: dopo l’incredibile striscia di due tornei vinti (a Stoccarda e Amburgo) e una finale persa (a Umago) nell’estate scorsa, il sanremese si è riconfermato anche nel 2014; oggi è numero 13 al mondo, classifica che fa di lui il miglior tennista italiano dai tempi di Corrado Barazzutti (oggi capitano di questa nazionale). La differenza si è molto assottigliata.

E il gap rimanente potrebbe colmarlo la superficie, quella terra rossa su cui “Fogna” (come lo chiamano gli amici) è uno dei migliori del circuito, e Murray invece non è mai stato a suo agio. Dovesse Fognini portare a casa un punto nel “big match”, potrebbe essere quello decisivo per la vittoria finale. Prima, però, ci saranno altre tre partite. E la Gran Bretagna dietro Murray ha davvero poco da schierare. Il posto di secondo singolarista se lo giocheranno fino all’ultimo (e non è detto che non si avvicendino fra venerdì e domenica) Daniel Evans, classe ’90 e numero 130 del mondo (ma decisamente più adatto alle superfici veloci) e James Ward, 27 anni, 161esimo del ranking. Nonostante la classifica sfavorevole, secondo le indicazioni che arrivano dal sorteggio la scelta dovrebbe ricadere su quest’ultimo, anche per il recente exploit a San Diego, dove Ward è riuscito a battere in 5 set il forte americano Querrey.

Entrambi, però, non dovrebbero rappresentare un problema per i singolaristi azzurri. Soprattutto per Fognini, che sarà impegnato nel match d’apertura, venerdì alle 11.30. L’incognita, semmai, è data proprio dalla condizione di Andreas Seppi, a lungo miglior azzurro, oggi in una delle fasi più opache della sua carriera. Lui scenderà in campo nel secondo match di venerdì (contro Murray) e poi domenica in quello di chiusura. Dando comunque per scontati i due punti contro il secondo britannico, e per probabile una doppia vittoria di Murray (al netto di un’impresa di Fognini), possibile che il match decisivo sia proprio il doppio di sabato (a partire dalle 14). E anche qui l’Italia ha buone carte da giocarsi: contro l’Argentina la coppia formata da Fognini e Simone Bolelli ha mostrato qualità, tempra e intesa, venendo a capo di un match complicato e giocato in condizioni ostili. Il Regno schiererà il semi-sconosciuto Colin Fleming (mai nei primi 300 al mondo in carriera, ma 36esimo nel ranking di doppio); e probabilmente si aggrapperà ancora a Murray (l’alternativa è Ross Hutchins, altro specialista del doppio, ma davvero atleta di livello inferiore rispetto ai nostri).

L’Italia, dunque, non parte favorita solo per questioni scaramantiche. Ma da Napoli passa un treno che davvero non si può perdere. E l’Arena del Tennis, nello scenario mozzafiato del lungomare partenopeo, promette di essere una bolgia: i biglietti erano già praticamente tutti esauriti ad inizio settimana, nell’arco della tre giorni è prevista la presenza di almeno diecimila spettatori complessivi. L’attesa, insomma, è già cominciata. Del resto, l’Italia del tennis aspetta questo momento da quasi 15 anni.

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