Non ha ancora deciso se candidarsi alle prossime amministrative di maggio a sindaco di Salemi, ma in ogni caso il nome di Vittorio Sgarbi ci sarà nella corsa elettorale. A Salemi si tornerà a votare a maggio dopo quasi due anni di commissariamento del Comune per inquinamento mafioso. E l’ultimo sindaco fu proprio lui, il critico d’arte che contro quello scioglimento si è battuto, dando del mafioso e dei collusi a tanti, attaccando i ministri Cancellieri e Alfano, accusandoli di avere agito loro e non lui “in modo tale da favorire e non contrastare la mafia”. “Ho ricevuto molte chiamate, come quelle di un gruppo di giovani, persone semplici che mi hanno chiesto di ricandidarmi a sindaco – dichiara al fattoquotidiano.it – Ci sto pensando, forse probabilmente non se ne farà nulla ma certamente a Salemi ci sarà una lista che verrà presentata per l’elezione dei consiglieri comunali, una lista civica che si chiamerà ‘Sgarbi per la legalità’ contro quella certa antimafia che ha fatto peggio della mafia che non c’era”.

Lo scioglimento di Salemi arrivò all’indomani di un maxi sequestro di beni che colpì il ras politico di quella cittadina, l’ex deputato Dc Pino Giammarinaro. Alle ultime elezioni fu proprio Giammarinaro a volerlo candidato sindaco e insieme sul palco festeggiarono quella vittoria con Sgarbi che pubblicamente elogiò quel politico sebbene fosse appena uscito da un provvedimento di sorveglianza speciale per i suoi rapporti con la mafia. Poi l’indagine penale mise in luce le ingerenze di Giammarinaro nell’amministrazione Sgarbi, tesi che l’ex sindaco ha sempre respinto. Ma l’ispezione prefettizia confermò questo quadro. “Quella ispezione e lo scioglimento furono provocati da un viceprefetto, Giuseppe Raineri, coperto dal prefetto Marilisa Magno, che oggi è indagato in Calabria per i suoi rapporti con la ‘ndrangheta – replica Sgarbi – Ecco chi ha fatto sciogliere il Comune. A Salemi la mafia vive di reliquie, si trova sotto la lapide delle tombe dei cugini Salvo, la vera mafia è quella di Matteo Messina Denaro e dell’eolico, e questo lo dice Totò Riina quando indica Messina Denaro come uno che si è arricchito con l’eolico, ed io da sindaco contrastavo l’eolico, nella mia giunta chi era d’accordo all’eolico era solo l’assessore Olivero Toscani”.

Un sassolino che torna a togliersi dalla scarpa: Toscani andò in Procura a Palermo per denunciare Giammarinaro e la sua cricca che “comandava al Comune con fare mafioso”. Ma lei con Giammarinaro si è più sentito? “No non più, l’ultima volta l’ho visto in Tribunale quando ho testimoniato nel suo processo”. Quante possibilità ci sono perché accetti questi “pressanti” inviti a candidarsi? “Non lo so ma esiste un punto d’onore che è quello di riportare la legalità a Salemi contro quello Stato che ha fatto con lo scioglimento un regalo alla mafia. E poi c’è da riprendere un percorso interrotto, un percorso culturale che nemmeno grandi città come Palermo o Catania hanno avuto”. Un percorso che è costato molto in termini anche di sforamenti di bilancio, così si è anche detto. “Il mio bilancio era in ordine, lo ha anche certificato l’assessore regionale”.