Se sapete come funziona il gioco dell’oca, allora avete qualche chance di comprendere anche la logica di fondo dell’Accordo di Integrazione, stipulato tra lo straniero e lo Stato italiano, che è alla base del “permesso di soggiorno a punti”, entrato in vigore due anni fa. Infatti, proprio come accade con le regole del famoso gioco, anche nell’ambito dell’immigrazione il percorso socio-giuridico dello straniero è disegnato come una spirale, composta da numerose caselle/tappe contrassegnate con numeri o simboli, che talvolta consentono di procedere in avanti e altre, invece, che costringono alla retrocessione.

Cioè, se lo straniero, dopo due anni dalla stipula dell’Accordo, dimostra di avere alcuni requisiti (ad esempio: buona conoscenza della lingua italiana, frequentazione di scuole, corsi professionali o universitari, assenza di reati o multe per illeciti amministrativi e tributari, ecc.) può essere ammesso nella felice e prospera comunità italiana, fondata sulla “tradizione ebraico-cristiana”, altrimenti lo si rispedisce indietro, negandogli il diritto di vivere in mezzo a noi fortunati, che – si sa – siamo riusciti da un pezzo a raggiungere la casella centrale del gioco. Infatti, qui tutti parlano un italiano perfetto (per non dire poi delle altre lingue), si acculturano e frequentano corsi specializzanti a gogò e, sopra ogni altra cosa, non sanno neanche cosa sia il reato o l’illecito amministrativo e tributario, perché ormai sono cose che appartengono alla memoria del passato. Roba che si studia nei libri di storia.

Ma, attenzione, perché ne parlo ora, visto che l’Accordo di Integrazione è entrato in vigore il 10 marzo 2012 e di cui ormai molto si è già detto? Semplice, perché è giunto il momento di vederlo applicato per davvero. Infatti, il DPR n. 179/2011 prevede che la verifica dell’effettiva capacità di integrazione dello straniero avvenga esattamente dopo due anni dalla stipula dell’Accordo. E allora, ci siamo: il 10 marzo scorso si è concretamente iniziato a fare i conti con le regole dell’Accordo e con i “permessi a punti”. Anche per questo, il Ministero ha prontamente emanato la circolare n. 824 del 10 febbraio 2014, per spiegare come si devono muovere ora gli Sportelli Unici per l’immigrazione.

Cosa dice la circolare? Nulla di nuovo, in realtà, poiché riprendendo (in parte) quanto già stabilito nel Testo Unico sull’Immigrazione (D.Lgs 286/1998) e nel DPR 179/2011, specifica che chi dimostrerà di conoscere bene la lingua italiana (tramite i test, i titoli scolastici oppure frequentando un corso d’italiano a pagamento) conquisterà dai 10 ai 30 punti, a seconda del livello di conoscenza. Otterrà fino a un massimo di 50 punti, però, chi dimostrerà di frequentare istituti tecnici o corsi universitari, oppure chi insegna nelle università. La “generosità” mostrata nei confronti dei più istruiti tra gli stranieri, scompare però nei confronti di coloro che hanno conseguito soltanto un diploma di istruzione secondaria, oppure che hanno semplicemente aggiornato le proprie competenze con corsi di formazione professionale: per loro sono previsti al massimo 5 punti.
Strano? Ma no, è risaputo ormai che il mercato del lavoro italiano assorbe soltanto i soggetti altamente istruiti, perché della bassa manovalanza non si sa bene che farne. Quindi, si preferisce non incoraggiare la permanenza dei soggetti non altamente scolarizzati nella comunità italiana. Ma così, direste voi, questi diventano soggetti a rischio di espulsione, più degli altri, oppure, com’è più facile, di essere ricacciati nella clandestinità. Non siate malpensanti, l’economia italiana non ha bisogno di lavoratori precari, ricattabili e a basso costo, come sarebbero infatti i lavoratori “clandestini”. Aumentare i salari e le garanzie per tutti i lavoratori, a costo di andare anche contro i desideri di questi ultimi, è ormai un obiettivo fisso per ogni governo che si succede senza elezioni. 

La casella “alloggio regolare” (per tornare al gioco dell’oca) prevede poi soltanto 6 punti per coloro che hanno un regolare contratto di affitto o di acquisto della casa, e soli 4 punti per chi ha scelto un medico di base. Oh, qualche casella sfortunata ci deve pur essere per animare il tutto, altrimenti che gioco è? Le sanzioni penali e le multe previste per i reati e gli illeciti amministrativi e tributari comportano, invece, la perdita fino a un massimo di 25 punti. Beh, è giusto, questo non è mica un paese guidato da banditi, evasori, truffatori e corruttori. E allora, via, indietro nella casella di partenza, o addirittura ancora peggio: dietro le sbarre dei Cie, oppure dentro quei barconi che vengono accolti o respinti (non stiamo qui a sottilizzare) con raffiche di mitra

Epperò non affliggiamoci, perché per tutti gli altri, cioè per tutti coloro che riescono finalmente a ‘varcare la soglia’ e, quindi, sono considerati meritevoli di vivere con noi che siamo già parte della “comunità di persone e di valori”, la vita cambia drasticamente: permessi di soggiorno che non dipendono più dalla volontà dei padroni (altro che “contratto di soggiorno” e schiavitù annessa, com’era un tempo); permessi rinnovati automaticamente e senza dover pagare centinaia di euro per ogni membro della famiglia (come accadeva una volta, quando parte della procedura di rinnovo era stata esternalizzata ed affidata ad una azienda privata, le Poste Spa); figli nati in Italia che non fanno manco in tempo ad aprire gli occhi che subito un funzionario del ministero sta lì pronto a consegnare il passaporto italiano (e non come accadeva tempo fa, quando bisognava attendere 18 anni per fare la domanda e almeno altri 4 per la risposta del Ministero); l’attesa per la cittadinanza degli adulti fissata perentoriamente a pochissimi anni, quasi mesi, si potrebbe dire (e non come quando erano necessari dieci anni per chiedere la cittadinanza e sotto forma di supplica); il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti in patria, per evitare il sottoinquadramento e lo sfruttamento dei lavoratori stranieri (mica vogliamo avere come “badanti” o come operai semplici gli architetti, gli ingegneri ed i fisici); conservazione dei contributi degli anni di fatica dello straniero, anche se questi decide di tornare nel suo paese (non come prima, quando lo Stato rapinava i contributi dello straniero che aveva lavorato per anni in Italia); accesso a tutti i benefici previsti dal welfare, i cui fondi ogni anno crescono a dismisura (perché ora ciò che conta per i governi è il benessere dei cittadini e dei lavoratori, anche stranieri, mica le banche e gli interessi delle aziende)…e chi più ne ha più ne metta.

Insomma, a tutti voi che riuscirete a ‘varcare’ quella porta: benvenuti nell’integrazione perfetta e paritaria!