“Nessuno ti obbliga a candidarti con il Movimento 5 Stelle, se lo fai è per rispettare il volere dei cittadini che scelgono il programma se non lo fai paghi una penale mi sembra una cosa molto logica”. Con queste parole il deputato M5S Alessandro Di Battista cerca di stigmatizzare (in un incontro ad Acireale, provincia di Catania) la clausola da 250 mila euro imposta da Beppe Grillo, per i deputati che violeranno il codice di comportamento del Movimento. La penale, che è stata inserita nella lista di regole che dovranno rispettare i candidati alle elezioni europee, ha sollevato però molti dubbi legati alla legittimità costituzionale poiché in netto contrasto con l’articolo 67 della Costituzione che non prevede il vincolo di mandato. “L’articolo deve essere cambiato perché chi decide di fare un percorso con certe criteri e certi valori deve garantire quel voto” spiega la deputata Laura Castelli. Resta però il forte dubbio legato alla legittimità della clausola in quanto la modifica dell’articolo 67 non arriverà in tempo per garantire il rispetto della Costituzione, stesso discorso vale per l’opzione alternativa, quella di un impegno sottoscritto davanti un notaio  di Saul Caia e Dario De Luca