Il futuro del cinema è senza troppo 3D. Inizia l’1 aprile 2014 per concludersi il 6, la sedicesima edizione del Future Film Festival di Bologna, la kermesse dedicata alle tecnologie applicate all’animazione, al cinema, ai videogame e new media. Diverse le anteprime italiane, proiettate nelle due sale del cinema Lumiere, tra cui quel “Rio 2- Missione Amazzonia” prodotto dalla 20th Century Fox che porterà a Bologna il 4 aprile il regista Carlos Saldanha – quello de L’era glaciale per intenderci – che sarà protagonista di una esclusiva lezione di cinema aperta al pubblico. Rio 2, però, è l’unico film in 3D che il FFF2014 propone alla sua platea di affezionati provenienti da ogni parte d’Italia. “Il 3D è un dispositivo, un mezzo, che può essere più o meno utile al cinema di animazione e non solo”, spiega uno dei due direttore del festival, Oscar Cosulich, “l’esplosione avvenne con Avatar (2009) ed è stato il principale impulso per costringere le sale cinematografiche alla digitalizzazione. Nei cartoon che noi amiamo funziona sempre, mentre nel cinema live action vanno fatte le dovute differenze: in Gravity di Cuaron il 3D è straordinariamente funzionale alla narrazione, come in Hugo Cabret di Scorsese; molti altri però lo usano come inutile gadget”. “E’ un fenomeno legato prettamente all’industria americana”, aggiunge la codirettrice Giulietta Fara, “l’industria cinematografica giapponese ci ha provato ma non lo usa, in Europa si usa solo per qualche titolo in competizione con gli Stati Uniti, in Italia non viene adottato”.

La promessa mancata del cinema del nuovo millennio è il convitato di pietra dell’edizione FFF 2014 che come ogni anno rinnova il proprio ‘listino’ di titoli partendo da un signore che a settembre 2013 ha dichiarato il suo addio alle scene facendo sprofondare nella tristezza milioni di adoratori: Hayao Miyazaki, e il distributore Lucky Red, concedono al Future un passaggio pre uscita in sala di “Si alza il vento”, l’ultima opera del maestro giapponese che, dicono gli organizzatori con orgoglio, “ospitiamo fin dalla prima edizione del FFF, quando ancora era sconosciuto e girava a detta di tanti film di ‘serie Z’. Ritorna a Bologna anche l’animazione ‘semplice’ dell’habitué statunitense Bill Plympton con Cheatin, meditazione sul tema della gelosia; Rio2096 del brasiliano Luiz Bolognesi, vincitore dell’ultimo festival di Annecy, film che ha come fil rouge una futuribile guerra per l’acqua che fa andare in tilt Rio de Janeiro; Goool!, il debutto nel cinema d’animazione del premio Oscar Juan José Campanella.

Poi largo alle truppe francesi e francofile. La serata d’apertura è affidata ad uno dei ‘casi’ recenti del cinema d’oltralpe “Ma maman est en Amerique, elle a rencontré a Buffalo Bill” di Marc Boreal e Thibaut Chatel, un tenero racconto di formazione ambientato negli anni ’70 tratto da una graphic novel di Jean Regnaud e Emile Bravo che saranno a Bologna per presentare il film. Segue il cartoon ecologista di Jacques-Remy Girerd, “Tante Hildal”; “Aya de Youpogon” di Marguerite Abouet e Clement Oubrerie ambientato in Costa D’Avorio; e il nuovo Persepolis in plastilina: “Jasmine” di Alain Ughetto. Il FFF 2014 ha anche un comune denominatore extrafilmico che è quello di Futuropolis – Le città del futuro, riflessione che coinvolgerà in sala sia gli spettatori che l’ordine degli architetti di Bologna su come il cinema nel corso della sua storia ha immaginato la metropoli di domani, tra utopia e distopia, scenari apocalittici e spunti immaginifici talvolta perfino realizzati. Infine il budget: 7500 euro dalla Provincia di Bologna, 24mila dal Comune e 50 mila dalla Regione Emilia Romagna, l’altra metà da sponsor privati.