Prosegue il dialogo tra Stati Uniti e Russia per una risoluzione diplomatica della crisi a Kiev e, secondo il ministro degli esteri Sergey Lavrov, i contatti con i Paesi occidentali “mostrano la possibilità di una iniziativa comune che potrebbe essere proposta all’Ucraina”. Anche per questo, a seguito del colloquio telefonico tra Obama e Putin, in cui l’inquilino della Casa Bianca ha chiesto a Mosca lo stop dell’ammassamento dei soldati al confine, il segretario di Stato Usa John Kerry, di ritorno a Washington dall’Arabia Saudita, ha cambiato programma ed è diretto a Parigi per incontrare Lavrov, domenica o lunedì. Il ministro ha inoltre confermato quanto detto da Putin, ovvero che non c’è alcuna intenzione di varcare il confine ucraino. In più, aggiunge, “i punti di vista della Russia e degli Occidentali sono convergenti”. Nel corso della telefonata di venerdì, ha riferito la Casa Bianca, Obama e Putin “hanno concordato che Kerry e Lavrov si sarebbero infatti incontrati “per discutere dei prossimi passi” riguardo ad una proposta Usa per una soluzione diplomatica alla crisi in Ucraina.

Per quanto Occidente e Mosca si avvicinino nel tentativo di trovare una soluzione diplomatica, Lavrov ha definito “assolutamente sterili” le richieste di restituire la Crimea. “Sappiamo che non tutto il mondo è d’accordo” con la decisione della Russia di annettere la Crimea, ha detto, intervistato dalla televisione di stato russa Rossiya, ribadendo che una schiacciante maggioranza della popolazione della penisola ha votato in un referendum e che il risultato deve essere rispettato. Il capo della diplomazia russa ha poi voluto sottolineare che la recente astensione della Cina all’Assemblea dell’Onu non rappresenta un allontanamento tra Pechino e Mosca sul tema della Crimea. “La Cina comprende i diritti legittimi della Russia. Su questo non c’è alcun dubbio”, ha spiegato, sottolineando che sulla questione della penisola di Crimea la Russia non si trova da sola. “E’ sorprendente – ha concluso – con quale ossessione i leader occidentali non smettano di sottolineare che la Russia è isolata a livello internazionale“.

L’Ucraina, intanto, si prepara alle presidenziali del 25 maggio – giorno in cui si terranno anche le comunali a Kiev – e oggi i tre partiti più importanti tengono i loro congressi per nominare il candidato alle elezioni. I termini scadono domenica. Largamente in testa nei sondaggi, finora, è comunque il candidato indipendente Piotr Poroshenko (25% delle preferenze), il “re del cioccolato” già ministro degli Esteri e dello Sviluppo economico, che ha avuto un ruolo importante nel movimento di protesta che ha portato alla rimozione del presidente Viktor Yanukovich. Proprietario di una compagnia di dolciumi ed ex ministro degli Esteri, Poroshenko è in testa ai sondaggi in vista delle presidenziali del 25 maggio e secondo le previsioni potrebbe avere la meglio sulla ex premier Yulia Tymoshenko. La pasionaria è candidata per Batkivshchyna (Patria), ma il partito è diviso e lei, che ha già avanzato la propria candidatura, non lo controlla più pienamente come un tempo. Per Udar (Colpo), l’ex campione mondiale di pugilato Vitali Klitschko ha detto di volere rinunciare alla sua candidatura per sostenere Poroshenko. Il campione, però, è intenzionato a correre per diventare sindaco di Kiev. Complicata la scelta per il partito (filorusso) delle Regioni, che deve riorganizzarsi dopo la deposizione del presidente Viktor Yanukovich e la fuga del premier Nikolai Azarov: l’auto candidatura di quattro suoi esponenti (Sergei Tighipko, Mikhail Dobkin, Iuri Boiko e Oleg Tsarev) conferma le divisioni interne. Tighipko sembra avere il maggior consenso e potrebbe anche assumere la guida del partito: nelle presidenziali del 2010, come leader del partito ‘Ucraina forte’, arrivò terzo dopo Yanukovich e Timoshenko e per due anni fu vice premier.