Il paesaggio più bello di Cagliari i turisti non lo conoscono. Nessuno li porta, a parte il mio amico Luca

Il paesaggio più bello di Cagliari è a S. Elia, sul lungomare. Ora l’abbiamo messo a nuovo, e a giugno sarà un gioiello. Dal lungomare vedi spazi immensi, il cielo è quasi bianco quando c’è molto sole, ed il mare ti entra nel corpo, perché quasi sempre c’è vento.

Il mio amico Luca porta i turisti al porticciolo dei pescatori, quasi tutti abusivi, e li mette là a bere una birra Ichnusa e a godersi un’esperienza unica. Qualche anno fa un turista tedesco ha esclamato: “It’s like Cuba (È come Cuba)”. Non sono mai stato a Cuba, e parteggio da sempre per Fidel Castro, ma secondo me è meglio di Cuba.

In quello stesso quartiere abita Laura, che ha 66 anni e mantiene una figlia con la nipotina. Lavora (si fa per dire) come nonno vigile. I nonni vigile guadagnano circa 5 euro al giorno. Abitano in una casa popolare, non pagano nulla perché non possono, e quei cinque euro servono a tutto il resto.

È una delle storie dell’assemblea popolare organizzata dall’associazione “S. Elia viva” sulla precarietà abitativa a S. Elia.

La precarietà abitativa a S. Elia non è una novità. È che oggi siamo al dramma quotidiano. Per questo duecento persone hanno risposto alla chiamata, e si sono confrontati per tre ore con gli amministratori e con un assessore regionale. Ma soprattutto si sono confrontate con se stesse, con la loro situazione, e forse essere così in tanti con quei problemi è esso stesso un modo per cominciare a risolvere il problema, per non essere più soli.

Ogni settimana un nucleo familiare riceve un avviso di sfratto. La formula è semplice: “Morosità per ragioni economiche”. Non hanno più un soldo per pagare, e non pagano. E poi arriva lo sfratto. Stiamo parlando di migliaia di persone, dai 18 ai 68 anni.

La soluzione è altrettanto semplice: blocco degli sfratti per morosità incolpevole. Chi non può lavorare e non ha un reddito, né regolare né in nero (perché si sa chi ha un reddito in nero), non può essere buttato per strada.

C’è chi ha raccontato di disabili che non escono di casa perché gli ascensori sono rotti da 15 anni. Sono tutti così gli ascensori delle case popolari di Cagliari.

L’assemblea oscilla tra chi urla “mi devono fare i lavori” e chi “non voglio il sussidio, voglio il lavoro”. In mezzo interviene l’assessore, che dice un’opzione politica che sottoscriviamo: “sono contrario ai contributi economici, la soluzione è creare occupazione e far lavorare”.

Sono d’accordo. Perché non facciamo come al comune di S. Vito, allora, dove chiunque prenda un contributo dal Comune deve lavorare un numero di ore corrispondente a quanto riceve?

Tra i giovani non lavora nessuno. E vai a spiegare che qualche anno fa l’Unione Europea ha deciso di salvare le banche, e spendere 700 (settecento) miliardi di euro e che, invece, per l’occupazione giovanile hanno stanziato la bellezza di 6 (dicesi sei) miliardi di euro.

S. Elia era un quartiere di pescatori. Poi molti hanno abbandonato. Ora hanno ripreso, a causa della fame, e sono in nero. Quando la capitaneria li becca, tutto viene sequestrato e si pigliano una multa salata. Chiedono licenze. Chi glielo spiega che esista una cosa che si chiama PCP (politica comune della pesca) che attua addirittura la diminuzione delle licenze di pesca? Io ci ho provato, l’hanno capito subito, e la risposta è stata chiara e corretta: “va bene, basta che mi facciano lavorare in altro modo, altrimenti mi dovranno sparare per impedirmi di andare a pescare”.

Ci sono dei palazzi, a S. Elia, chiamati del Favero. Gli abitanti lo chiamano il Bronx. L’incuria è totale, ed è ricettacolo di traffici illeciti. Perché la polizia se ne sta, con le sue camionette, in pieno centro e non va là, dove ce n’è bisogno, a presidiare 24 ore su 24? Sarebbe una soluzione effimera, parziale, ma è un modo per partire.

Il 3 aprile una signora verrà sfrattata ingiustamente. Le istituzioni che erano presenti sapranno evitarlo? Le centinaia di persone che c’erano, tutti del quartiere, ci saranno ad opporsi?

Poi esci dall’assemblea, vedi il tramonto ed il mare, e ti ricordi di perché sei tornato da migrante nella tua città. Ti ricordi di quella volta che sei entrato in una casa popolare, tenuta benissimo, molto meglio del mio palazzo e di casa mia. Ero al quinto piano, e ho visto un paesaggio che mai nella vita m’era capitato.