Tra un cinguettio e una mossetta, il presidente Cei – cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco – ha denunciato la corruzione incombente sulle giovani generazioni scolastiche a seguito dell’adozione di testi anti omofobia e bullismo.

Trattasi dei volumetti “Educare alla diversità a scuola”, realizzati sotto l’egida dei governi presieduti da due noti e inveterati laicisti mangiapreti quali Mario Monti ed Enrico Letta. La speranza è che il nuovo premier, seppure abbonato alle alleanze con i peggiori, non dia corda alle fisime dell’imbarazzante porporato. Probabilmente non lo farà, visto che Renzi è sempre molto attento a dove il potere sta. E Bagnasco ormai appare avviato inesorabilmente alla marginalizzazione da parte del nuovo corso inaugurato da papa Bergoglio; che mai e poi mai prenderebbe di petto con tale rozzezza una questione “sensibile”. Anche perché il pontefice venuto dall’altro capo del mondo è un gesuita, ossia appartiene a quell’ordine maestro nel giocare in partibus infidelium senza offrire punti di riferimento ai possibili contraddittori. Se posso citarmi, lo scrivevo nel recentissimo “Nono Rapporto sulla Secolarizzazione” testé pubblicato da Cgil – Nuovi Diritti e Fondazione Critica Liberale: “Un papa che gioca come il Barcellona di Guardiola”. Quello del “falso nueve” e dei tocchetti strategici (in gergo calcistico: tiki-taka).

Dunque, pronto a sostenere meritoriamente le battaglie contro la pedofilia e per l’accoglienza dei migranti. Anche perché le sue questioni davvero “sensibili” sono altre. Tipo l’esenzione dell’Ici sul patrimonio immobiliare vaticano o magari l’abbuono del pagamento della tassa rifiuti su 25 megaimmobili siti nella Capitale. Come insegna la più pragmatica cultura anglosassone, “follow the money” per vedere il trucco dietro ai giochi di prestigio del Francesco Bis.

Ma questo il ritardatario Bagnasco non l’ha capito. Tanto da permettersi di fare l’abituale voce grossa dell’oscurantista come se fossimo ancora ai tempi di Ratzinger. Quando – invece – gli stanno franando attorno tutte le fondamenta del suo antico potere (compreso a livello locale; nell’autunno della sua sponda in Regione Liguria Claudio Burlando, cui non è riuscita l’ultima giravolta: l’aggancio al renzismo).

Insomma, stiamo parlando di residuati bellici. Che comunque manifestano riflessi condizionati riferibili a un antico mistero: quello di un alto clero – al tempo – omosessuale e omofono.

Che in Vaticano imperasse la “lobby gay” è stato chiaramente riconosciuto al tempo della defaillance ratzingheriana; che tale grumo di potere sia stato espressamente denunciato dalla stessa Madre Romana Chiesa, preoccupata dei suoi eccessi, risulta già dai primi passi di Bergoglio. Quindi non è maldicenza parlare di un alto clero omosessuale: naturalmente fatti loro (quando non ci sono di mezzo minori e/o inermi). Semmai risulta inquietante l’atteggiamento omofobo di quello stesso soggetto. Che si spiega solo in termini di potere: la difesa di un ordine gerarchico da cui i vertici ecclesiastici facevano discendere i loro privilegi e che si intreccia inestricabilmente con il regime patriarcale redivivo. Da qui la difesa con il sangue agli occhi della famiglia eteronorma finalizzata alla riproduzione, da qui l’accettazione/adozione di logiche improntate a un machismo sempre più anacronistico, da qui – ancora – il rifiuto del sacerdozio femminile (del resto confermato dallo stesso papa Bergoglio: mossa che rivela una volontà innovatrice più teatralizzata che non sostanziale).

Per questo c’è la ragionevole speranza che nella scuola italiana continui a venire diffuso il messaggio di civiltà per il contrasto di prepotenze e discriminazioni. E che i cascami di un non rimpianto passato vengano definitivamente destinati alla rottamazione. In modo che i laici possano dedicarsi a compiti più seri e urgenti: prendere le misure a un interlocutore spiazzante come l’attuale, furbissimo, pontefice.