Pare non contare nulla il fatto che si tratti di una questione di importanza essenziale per il futuro di ciascuno di noi: una costruzione artificiosa e intellettualmente disonesta ci ha imposto l’idea che le decisioni dell’autorità di Francoforte abbiano lo stesso spessore politico della curvatura delle banane o della difesa delle denominazioni di origine.

La manifestazioni di quest’illusione ottica sono molteplici e sono per lo più figlie del mito dell’“indipendenza del banchiere centrale”.

Recita l’articolo 7 dello Statuto del Sistema Europeo delle Banche Centrali: “Conformemente all’articolo 108 del trattato, nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal trattato e dal presente statuto, né la Bce, né una banca centrale nazionale, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari nonché i governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Bce o delle banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti”.

Più chiaro di così non si poteva.

Gli organi decisionali della Bce sono le vestali del tempio della politica monetaria: devono esercitare le proprie funzioni senza prestare orecchio ad alcuno, con l’unico vincolo del rispetto del mandato statutario sulla stabilità dei prezzi (quello non lo riscrivo per idiosincrasia, ma lo trovate all’art. 2).

Chi sono questi “organi decisionali”? E da chi vengono selezionati?

Il vertice della Bce non è, come si potrebbe ritenere, il suo Presidente né il famoso Comitato Esecutivo (la cui nomina avviene con procedura opaca e bizantina, ma, quanto meno, ad opera dei governi nazionali), bensì il Comitato Direttivo. Quest’ultimo, cui spettano le decisioni di politica monetaria che gli altri organi devono eseguire, è composto dai membri del Comitato Esecutivo e dai Governatori delle Banche Centrali Nazionali. I governatori delle Bcn godono, a loro volta, di una notevole indipendenza riconosciuta dalle singole legislazioni e, inoltre, possono fare affidamento sull’inaudita facoltà di appellarsi alla Corte di Giustizia (art. 14) nel caso siano rimossi dal proprio incarico (nazionale) e ritengano tale rimozione illegittima.

Insomma è del tutto evidente che la governance del Sistema Europeo delle Banche Centrali è architettata al precipuo fine di salvaguardare la Bce dall’influenza della politica e dalle istanze di chi è legittimato dal voto popolare.

Perché questa blindatura?

La risposta la troviamo osservando l’asse principale della politica monetaria dalla Bce: ispirate dalla paranoia dell’inflazione e dal mito dell’Euro forte, le scelte dell’autorità monetaria riflettono la convinzione che la moneta debba avere un impatto neutrale sugli scambi commerciali e non già concorrere (specie quale componente negativa) alla formazione dei prezzi distorcendo le dinamiche della competizione internazionale; tale convinzione è a propria volta il frutto della irreversibile e mai smentita adesione al culto (non mi viene in mente un termine diverso) della libertà di circolazione di beni, servizi, persone e capitali sul quale sono costruiti i Trattati Istitutivi dell’Unione; lo Statuto del Sebc-Bce altro non è che la maglia di cotta necessaria a proteggere quel disegno, reiterato giorno per giorno dalla politica monetaria anti-inflazionista.

Meno chiaro è il perché questa precisa, consapevole e mai smentita scelta politica venga contrabbandata per questione “tecnica”: si tratta di semplice mancanza di coraggio oppure si vuole delegittimare chi sostiene politiche differenti dandogli la patente di cretino?

Non è un interrogativo da poco, visto che la recente esperienza – crisi finanziaria, credit crunch e, soprattutto, allegrissimo uso della base monetaria da parte di Usa e Cina – dimostra che il credo liberista non funziona per forza (l’economia non è una scienza esatta) e funziona ancora meno se i diretti concorrenti non lo applicano. Ad aggravare il quadro poi si aggiunge l’emergenza sociale innescata nelle economie più deboli, avviate al disastro al grido di “Evviva la competitività!”

Il rischio è che i “cretini” inizino a dubitare delle capacità divinatorie dei “tecnici”: potrebbe accadere che i cittadini dei Paesi dell’Area Euro danneggiati dalla Bce si accorgano di essere molti di più di quelli dei Paesi da essa beneficiati; potrebbe persino accadere che, mentre i vari partiti socialisti al governo sono impegnati a scimmiottare il thatcherismo, l’estrema destra vinca le elezioni europee.

Chissà! Intanto vorrei che deste un’occhiata a questa tabella:

zona-euro

Come potete osservare ho suddiviso i Paesi sulla base della rispettiva appartenenza alle categorie dei c.d. “Core” o “Periferici”. Il criterio è convenzionale e del tutto arbitrario (pertanto altamente opinabile), però rispecchia grossolanamente le convinzioni del mercato in ordine alla robustezza delle singole economie e consente di farsi un quadro più o meno corretto dei Paesi avvantaggiati (i “Core”) e di quelli danneggiati (i “Periferici”) dalla micidiale combinazione di austerity fiscale e politica monetaria deflazionista.

Noterete che ho lasciato la Francia nel limbo, non computandola in nessuna delle due categorie: la scelta è dovuta al personale convincimento che quel Paese stia gradualmente abbandonando il club dei “Core” per scivolare in quello dei “Periferici”.    

Se ciò accadesse, la quota degli abitanti dell’Area Euro residenti in Paesi “danneggiati” dal rigore si accrescerebbe notevolmente, superando quota 210 milioni e tracciando un solco difficilmente colmabile tra le politiche della Bce e gli interessi della maggioranza dei cittadini europei.

Le istituzioni democratiche hanno di solito la flessibilità, attraverso la politica, per rispondere a mutamenti di questo genere. Le istituzioni “tecniche”, al contrario, rimangono incatenate agli statuti sino al giorno in cui non sono travolte dalla propria incapacità di assimilare il cambiamento.

Che sorte toccherà alla Bce? Si accettano scommesse.