E così da ieri possiamo fare a sportellate su eBay per contenderci (sai che goduria) la Maserati di La Russa quand’era ministro della Difesa. Questa è la classica iniziativa “alla Renzi”, dove forma e sostanza non combaciano e la prima sovrasta decisamente la seconda. Vendere online pezzi di patrimonio dello Stato, nel caso nostro le macchine blu, grigie, bianco latte, verde pisello, ecc, dei nostri ministeri, ha il sapore (però internettiano, che è più figo) della sagra strapaesana, dove il “venghino signori, venghino” del battitore toscano si perde nel silenzio più elegante della Rete.

La necessità del riconoscimento sociale più facile e diretto è uno dei tratti distintivi del “nostro”: Renzi non vuole mediazioni, non agisce nel silenzio, anzi. Il silenzio sulle sue iniziative, quella discrezione propria del politico elegante, non gli interessa, di più, lo atterrisce. Questa storia delle macchine vendute online ne è un esempio plastico, si sarebbe potuto chiudere la pratica evitando tutta questa grancassa demagogica alienandole a blocchi come fanno le grandi (o anche le medie) aziende e poi esibendo con soddisfazione l’esiguo assegno finale, ma sarebbe stato un crimine contro quell’appariscente incedere che è proprio del presidente del Consiglio, il quale su una baggianata come questa delle macchine blu ha “costretto” i giornali a vergare intere paginate plaudenti.

La personalissima battaglia di Matteo Renzi contro la discrezione del “fare”, in favore di un’esibizione sfacciata, ha certamente effetti contagiosi. Quella storia degli 80-100 euro belli freschi in busta paga produce adrelina e chi scrive ha assistito personalmente al colloquio di una coppia giovane molto perbene di fronte al loro cappuccino della mattina, in cui moglie e marito facevano attentamente (e speranzosamente) i conti se averne o meno diritto. Come si faceva in quel momento a non pensare che Matteo Renzi gli aveva (forse) restituito un sorriso?

Lo avrete notato, non c’è un giorno senza annuncio, senza un rilancio, senza un tweet che ci rassicuri sul lavoro svolto e quello da fare, per il nostro presidente del Consiglio. La sua necessità di farci sapere, di portarci dentro nelle sue stanze, quel tendere disperatamente al consenso panoramico, che venga da destra-sinistra-centro non importa, sono elementi di una storia che non ha mai il passo sicuro e calibrato del programmatore, ma sempre quello arrembante del centometrista che vede a non più di venti centimetri la fettuccia del traguardo. E così procede, spasmodicamente, con quel ritmo sincopato che rifugge a ogni catalogazione del pensiero politico, dal quale rifugge come la peste. Ecco, sarebbe tragico per lui sentirsi dire che è diventato veramente un buon politico.

Questa gara, però, durerà più dei centro metri agognati, quei nove secondi e rotti (giusto per paragonarsi al collega Bolt) con cui Renzi vuole risolvere ogni cosa: alle volte serve qualche secondo in più. Consegnarsi irrimediabilmente agli annunci può essere una condanna che il nostro presidente del Consiglio francamente non merita.