Stavolta le firme sono meno, ma hanno seguito il procedimento istituzionale. Dopo il referendum per l’indipendenza del Veneto, nella stessa città capoluogo di Regione arriva il referendum per l’autonomia di Venezia e Mestre. La richiesta è stata depositata in Regione da Stefano Chiaromanni, avvocato del movimento per l’autonomia nonché presidente del comitato di Mestre, e da Marco Sitran, presidente del comitato di Venezia. In allegato 8965 firme dei cittadini veneziani. In pratica i firmatari chiedono alla Regione Veneto di indire un referendum per separare la parte del centro storico di Venezia da quella di terraferma, creando di fatto due Comuni separati.

“La soglia per presentare la richiesta è di 7000 firme quindi ci siamo – dice Stefano Chiaromanni, avvocato referente per il movimento per l’autonomia – oggi le abbiamo consegnate. Ora c’è da stabilire la data della consultazione. Ci piacerebbe arrivare alle amministrative del 2015 votando per due sindaci, uno di terraferma e uno di centro storico”. A vedere quello che è accaduto negli ultimi giorni verrebbe da dire che in Veneto un referendum tira l’altro, ma questa richiesta esiste da tempo, tanto che negli anni sono stati fatte ben cinque consultazioni popolari. L’ultimo, quello del 2003, non raggiunse però nemmeno il quorum. A dieci anni di distanza il comitato per l’autonomia ci riprova. Ed è proprio sulla data scelta per la presentazione della domanda, che in queste ore si è innescato il dibattito amministrativo.

Il sindaco del Comune di Venezia, Giorgio Orsoni ha sottolineato come tra un referendum e l’altro debbano passare 10 anni. E come i comitati abbiano invece iniziato a raccogliere le firme ben prima dello scadere del periodo necessario dall’ultimo referendum. Le firme raccolte prima, secondo il sindaco, non sarebbero dunque valide. Un dettaglio che, se avvalorato, invaliderebbe tutte le procedure. “La raccolta firme non va conteggiata nel percorso, non fa parte dell’iter in Regione – dice Chiaromanni – prima di cominciare a raccoglierle, proprio perché volevamo essere sicuri abbiamo fatto richiesta di assistenza legale alla Regione in modo che ci desse conforto sull’iter referendario e così è andata. Le firme sono valide eccome”.

E proprio martedì mattina alle 12 sono state depositate. Ora la palla passa alla Regione che dovrà decidere la data per indire il referendum. “Noi speriamo sia prima possibile – dice Chiaromanni – Ci sono quattro possibilità: in concomitanza con le Europee e quindi tra due mesi; a ottobre 2014, a febbraio 2015 o ad aprile 2015 in concomitanza con le comunali“. La data della consegna delle firme sembra scelta ad hoc. Il 25 marzo è il giorno in cui si festeggia la nascita di Venezia. Due giorni fa è stata proclamata la terza repubblica veneta. Insomma, tra indipendentisti e autonomisti, il refrain veneto suona sempre un po’ sugli stessi accordi. “La nostra è una battaglia diversa e riguarda solo la città – dice Chiaromanni – Oggi c’è un’attenzione diversa alla città, i cittadini sono stufi. Il problema è sempre il solito, la terraferma è trattata solo come una periferia, ma Mestre ha bisogno di un’attenzione vera. Se in consiglio comunale il 90% del tempo dedicato a discutere punta l’attenzione sul centro storico, beh, si capisce facilmente allora perché vengono prese alcune decisioni così assurde per Mestre“.

A lamentare una certa distanza della giunta dalle problematiche della terraferma sono in molti tra i cittadini anche se buona parte degli assessori, a cominciare dal vicesindaco Sandro Simionato e passando per l’assessore alle politiche giovanili Gianfranco Bettin e per l’assessore all’istruzione Tiziana Agostini – tanto per citarne alcuni – vivono in terraferma. Quel che è certo è che la raccolta di firme, più partecipata del solito, potrà essere letta come espressione di un malessere crescente tra i cittadini veneziani e costringerà giocoforza su questo punto l’amministrazione ad una riflessione.