Franco Tatò verso la rottamazione. Dopo Parmalat, il manager di Lodi rischia di perdere anche la poltrona dell’Istituto Treccani, editore della omonima enciclopedia. Dopo undici anni alla guida dell’ente, il consiglio di amministrazione ha proposto all’assemblea del prossimo 30 aprile una modifica allo statuto con l’obiettivo di tornare “all’equilibrio interno tra poteri e ridare il peso che merita alla ricerca scientifica”, come ha spiegato il vicepresidente pro­tempore, Giuseppe Puglisi, rettore dello Iulm e presidente della Fondazione Banco di Sicilia. L’82enne Tatò, che secondo Il Sole 24 Ore sarebbe anche disponibile all’ennesimo rinnovo, non se ne andrà certo a mani vuote. Solo fra il 2008 e il 2010, il manager, classe 1932, ha incassato 600mila euro di compensi. Ipotizzando che gli introiti siano rimasti stabili per gli undici anni alla guida della Treccani, il manager che nel ’99 portò in Borsa l’Enel avrebbe intascato in totale 2,2 milioni di euro.

“I conti sono tornati in equilibrio (1,1 milioni di utili lordi su ricavi stabili a 52 milioni, ndr)– ha spiegato Puglisi ­ e proprio per questo si può con serenità riportare la governance al bilanciamento di poteri che era nello spirito originale. Undici anni fa l’istituto ha passato un momento difficile e si è deciso di creare un soggetto unico che avesse tutti i poteri. Oggi è tempo di tornare all’equilibrio tra il cda con il presidente, il consiglio scientifico e il direttore generale”. Il presidente, Franco Gallo, è stato nominato lo scorso febbraio, ma resta in attesa della firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il prossimo consiglio scientifico dovrà invece indicare il futuro direttore generale, poltrona per la quale è in corsa l’ex ministro dei Beni culturali Massimo Bray, in passato già direttore editoriale dell’Istituto.

Si prospettano insomma tempi difficili per il manager, detto kaiser per via dei trascorsi in Germania da dove era rientrato per gestire la Mondadori per conto dell’ex premier Silvio Berlusconi. Nei giorni scorsi, il suo nome è scomparso dalla lista presentata da Sofil, Société pour le Financement de L’Industrie Latiere S.a.s, la finanziaria della famiglia Besnier che controlla Parmalat, per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Collecchio. E ora arriva anche l’attacco nella Treccani presieduta dal pensionato d’oro Giuliano Amato (300mila euro di incassi nel biennio 2009-­2010).

Ma c’è da scommettere che il grande risanatore della Fininvest, di cui è stato ad fra il 1993 e il 1995, farà le sue mosse nel tentativo di restare in sella. E occupare la sua poltrona con relativo compenso. Una cifra, va detto, che comunque è assai lontana da quelle percepite ai tempi d’oro ai vertici dell’IPI: fra i 2 e i 2,6 milioni nel 2007 con il gruppo immobiliare in perdita da 19 milioni e schiacciato da un indebitamento finanziario da 287 milioni. O ancora dagli incassi realizzati in Rcs, editrice del Corriere della Sera: 547mila euro per quattro mesi di presidenza nel 2003. Una somma cui si sommano altri 594mila euro per i quattro mesi d’incarico nel 2002.

Tuttavia negli anni trascorsi in Treccani Tatò, che ha riportato l’istituto in pareggio con tagli al personale e cessioni immobiliari, deve essersi fatto anche qualche nemico come testimonia una polemica del 2004 per le corpose spese di rappresentanza che erano però all’interno del budget. Fra queste anche le fatture per la festa di compleanno della moglie, Sonia Raule, a Portofino e un pranzo di rappresentanza due giorni prima dell’evento da 2.760 euro. Rilievi “offensivi persino a parlarne” come disse all’epoca dei fatti Tatò che all’Enel ricordano ancora per il bagno di sangue stimato in almeno 5 miliardi di euro per il lancio di Wind e l’acquisto di Infostrada da Mannesman.