La corrispondenza si accumula in attesa di consegna, i postini vengono assunti con contratti di tre mesi. E il gruppo Poste Italiane chiude il 2013 con un utile netto da un miliardo. Merito soprattutto di finanza e assicurazioni, che hanno permesso al gruppo di archiviare l’esercizio con un fatturato da 26 miliardi, in crescita di un paio di miliardi rispetto all’anno prima. Il servizio universale, essenziale per i cittadini, per Poste è invece una palla al piede che ha causato “oneri significativi” che “come di consueto, sono remunerati dallo Stato solo parzialmente”. “I risultati dello scorso anno confermano la validità” del modello di business “basato sulla continua capacità di diversificazione e di innovazione nei servizi offerti, che ha reso Poste Italiane un operatore di riferimento internazionale” ha spiegato l’amministratore delegato Massimo Sarmi che spera nell’ennesimo rinnovo dell’incarico meglio pagato fra i manager pubblici (2,2 milioni di euro l’anno).

“Pur in uno scenario economico e finanziario caratterizzato da grande incertezza e dal calo strutturale del mercato dei servizi postali” sottolinea Poste Italiane in una nota, il gruppo si colloca “ancora una volta al primo posto per redditività tra gli operatori postali mondiali, riaffermando la propria reputazione internazionale e affidabilità finanziaria in vista dell’avvio della privatizzazione”. Operazione, quest’ultima, da cui il Tesoro spera di poter incassare 4 miliardi vendendo il 40% della società. E che Sarmi ha già presentato alla comunità finanziaria internazionale mettendo in luce il ruolo giocato da Poste Italiane nella raccolta del risparmio per conto della Cassa Depositi e Prestiti, vero ultimo salvadanaio del Paese.

Un tema, quello del rapporto con la Cdp, che naturalmente interessa molto gli operatori internazionali. Come del resto anche i buoni numeri dei servizi finanziari Bancoposta (5,3 miliardi, +1,5%) e la capacità di crescita delle attività assicurative (11,27 miliardi, +16,5%). Risultati molto positivi legati a doppio filo con la diffusione territoriale degli uffici postali e la grande fiducia riposta dagli italiani nelle Poste che sono anche riuscite ad aumentare le masse raccolte sui conti correnti incrementando la giacenza media (passata da 41,5 miliardi di euro a 43,9 miliardi di fine 2013). Un bilancio insomma molto interessante in vista della privatizzazione che nel caso dell’omologa britannica Royal mail sta già costando 1600 tagli ai dipendenti in nome del taglio dei costi (60 milioni) e in funzione dell’aumento della cedola per i soci privati.